Copertina
Autore Clark Blaise
Titolo Il signore del tempo
EdizioneBompiani, Milano, 2003 [2001], Tascabili 873 , pag. 278, cop.fle., dim. 120x190x19 mm , Isbn 978-88-452-5491-8
OriginaleTime Lord
EdizionePantheon, New York, 2000
PrefazioneGiulio Giorello
TraduttoreTilde Riva
LettoreRenato di Stefano, 2003
Classe storia della tecnica , scienze tecniche , critica letteraria , paesi: Gran Bretagna , paesi: Canada
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Indice

Prefazione di Giulio Giorello                   V
Ringraziamenti                                  1
Introduzione: L'Era del manometro               3

Parte prima

UNA (BREVISSIMA) STORIA DEL TEMPO

 1. La scoperta del tempo                      13
 2. Tempo e democrazia                         25
 3. Che ora è?                                 41
 4. Il tempo e Mr. Fleming                     59
 5. La decade del tempo, 1875-85               82
 6. L'esercizio del tempo                     106

Parte seconda

IL TEMPO ERA NELL'ARIA

 7. Appunti sul tempo e la scienza vittoriana 125
 8. Correre sulle rotaie                      155
 9. L'estetica del tempo                      171
10. I meridiani base di Mr. Sandford Fleming  199

Parte terza

DOPO LA DECADE DEL TEMPO

11. Gran Bretagna, 1887                       239
12. Tempo, morale e locomozione, 1889         249

Conclusione: Il fantasma di Sandford Fleming  259

Bibliografia                                  263

Indice analitico                              267
 

 

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Pagina 13

1
La scoperta del tempo



Bisogna innanzi tutto rispondere a questa ovvia domanda: chiunque può avere una definizione del tempo? Il tempo è invisibile e indescrivibile, infinitamente affascinante e universalmente avvincente. Il tempo è dovunque; e quindi in nessun posto. Anima il mondo, eppure nulla gli sopravvive. E il nostro personale e intrinseco assassino. Di una cosa però manca sicuramente il tempo, eccetto che nella mitologia greca: non ha una narrativa avvincente.

Il tempo naturale - il tempo degli dei, del sole e della luna - comincia con un mito selvaggio e splendido e finisce su una banchina delle ferrovie irlandesi nel 1876, quando Sandford Fleming perse un treno. Originariamente, il Tempo era incarnato da un dio, Urano. E governava su un mondo immutabile. I suoi figli erano i sette pianeti visibili. Conformandosi alla profezia secondo la quale la sua vita era in pericolo per colpa di uno dei suoi figli maschi, Urano fece la cosa ovvia, cioè li ammazzò tutti. La madre, sua sorella Gaia, riuscì tuttavia a nasconderne uno, Cronos. Cronos, una volta cresciuto, fece anche lui la cosa ovvia: castrò e ammazzò il padre. Quindi sposò sua sorella Rea. Quando venne a conoscenza di un complotto contro di lui, divorò i suoi figli, eccetto Zeus, perché Rea aveva messo una pietra nel letto al posto del suo corpo addormentato. Zeus, naturalmente, castrò e ammazzò suo padre.

Il tempo è un selvaggio assetato di sangue. Nessuno ne esce vivo, indipendentemente da devozione, rispettabilità, bellezza o innocenza. Ma Zeus, per lo meno, l'ha reso tollerabile stabilendo l'orologio della mortalità e della mutabilità. Moriamo, ma veniamo subito rimpiazzati. I nostri figli ci soppiantano; e ci seppelliscono. I figli non lo possono ammettere, ma vogliono che i genitori muoiano. E i genitori non lo possono ammettere, ma vogliono che i figli restino per sempre dipendenti e inermi. Finché i figli rimangono bambini, noi restiamo nel pieno del nostro vigore. La loro crescita, è la nostra morte. La mutabilità ci salva dalla violenza inimmaginabile, a costo della nostra stessa vita. Non riesco a immaginare un dilemma più carico di eticità.

I poteri del Tempo vennero suddivisi. Divinità diverse attesero a profezia, storia, fato e sogni. Caste sacerdotali impararono le naturali periodicità dei giorni, dei mesi e degli anni e determinarono i riti e i sacrifici richiesti per raccolti, protezione dalle inondazioni e ritorno delle piogge. Il tempo naturale è ciclico, un sistema chiuso, che non ammette cambiamenti. Gli dei del mondo naturale sono misteriosi, inconoscibili e violenti. Ogni variazione di culto potrebbe - o meno - portare la morte istantanea.

Il crollo del pensiero "naturale" fu del tutto improvviso e drammatico, soprattutto in Inghilterra. Fu in Inghilterra che il romantico abbraccio della natura raggiunse un'intensità dottrinale, le passeggiate per il Lake District ispirarono poesie, e le grandi e costanti forme della natura vennero invocate come guide in tempo di crisi e disperazione. Si pensa al potere della natura non solo per acquietare, ma anche per ispirare fantasticherie di eternità, come nell' Ode su un'urna greca di Keats (1818). Ma ben presto l'Inghilterra abbracciò la rivoluzione industriale con ancora più profondo fervore, tanto che in meno di una generazione, il paese venne trasformato in un laboratorio virtuale di distruzione creativa. Trent'anni dopo l'ode di Keats, nel Manifesto del comunismo, il tempo divenne più comune della sabbia, non più prezioso dell'oro, un servitore non un padrone. Lo si poteva riaffittare a un datore di lavoro a un giusto prezzo e per un periodo stabilito, o poteva essere confiscato dal nuovo stato proposto in nome del lavoro. La struttura sociale e l'ordine politico vennero trasformati ma non da Marx ed Engels. L'agente rivoluzionario era la rapidità, la nuova velocità introdotta dai treni e dal telegrafo. Se l'industrialismo e la razionalità insegnano qualcosa, è che nulla è permanente, specialmente niente che si trovi in natura. Non c'è una legge "naturale". Mostrare gratitudine per il dono degli dei divenne meno importante che presentarsi puntualmente al lavoro della giornata e ricevere un salario garantito a fine settimana. Il tempo standard, che arrivò anche in Inghilterra nel 1848, è l'estrema espressione del controllo umano sulle forze apparentemente casuali della natura.

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Pagina 18

La cosa che noi chiamiamo tempo, in altre parole, è molto difficile da districare dai modi in cui lo misuriamo, dal linguaggio, dalla convenzione sociale o dall'orologio interno del nostro DNA. Non può essere descritto in termini al di fuori di esso stesso. Come aveva scoperto sant'Agostino, è una tautologia. Molte cose sono come il tempo, ma il tempo è solo come se stesso. Quel che si può descrivere, è invece la storia del tempo standard, del tempo dell'orologio e del calendario, del sistema creato dall'uomo per calcolare il tempo. Il grande successo della standardizzazione nell'Ottocento, culminata con la Prime Meridian Conference nel 1884, fu quello di razionalizzare il "tempo reale" su zone di mille miglia (o quindici gradi) e di dare una linea di partenza, Greenwich, accettata da tutti. Grazie alla standardizzazione, avevamo gli strumenti creati dall'uomo per calcolare che le quattro di New York erano contemporaneamente le tre di Chicago, le nove di Londra o le... qualsiasi cosa di Sidney. (Per lo meno, sappiamo come calcolarlo.)

Naturalmente è utile sapere qual è il "tempo reale" nelle altre parti del mondo quando facciamo una telefonata e corriamo il rischio di svegliare gente reale dal loro sonno reale, anche se questo poco importa a chi spedisce e-mail o agli operatori in borsa. Il tempo standard come lo abbiamo ereditato è l'ultimo grande successo della razionalità vittoriana; non riformato, è vulnerabile alle stesse forze che hanno spazzato via altre chiavi d'oro del sapere. (Non riesco a immaginare che fra venti o trent'anni da adesso continueremo ancora a calcolare il tempo su una base che abbiamo ereditato, immutata, dall'epoca del vapore.) Adattarsi al nuovo tempo sarà come imparare una nuova lingua, se siamo saldamente connessi alle coordinate spazio-tempo, come originariamente propose Immanuel Kant, o come potrebbero sostenere certi moderni seguaci di Noam Chomsky.

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Pagina 29

Il tempo standard è il sottinteso sistema operativo di tutte le tecnologie interdipendenti. Si può dire che l'adozione del tempo standard nel mondo fosse necessario al progresso commerciale quanto lo fu l'invenzione dell'ascensore per il moderno sviluppo urbano. Il vantaggio di circa quarant'anni dell'Inghilterra sul resto del mondo, temporalmente e industrialmente parlando, cominciò nel momento in cui venne adottato il tempo standard. Il primo decennio di tempo standard in Inghilterra, gli anni cinquanta dell'Ottocento, fu il momento di maggiore splendore della Gran Bretagna.


Nell'epoca vittoriana, l'antico conflitto tra fede e scienza, tra organico e meccanico, veniva visto come uno scontro tra due modi di pensiero, non solo come tra due fonti di energia. I vittoriani definivano questi due modi di pensiero "naturale" e "razionale." Il pensiero naturale metteva l'uomo in un universo creato, controllato da Dio e mantenuto dalle leggi fisse della natura. Il tempo nel mondo naturale era calcolato secondo il mezzogiorno solare sancito biblicamente. Ogni sfida alla verità rivelata, ogni mal riposta fiducia nella creazione dell'uomo, era condannata come "vanità". Scienza, tecnologia, ricerca, creazioni meccaniche e tempo standard erano tutte vanità. Secondo il modello razionale, invece, le vanità (umani che adorano le loro stesse creazioni) avevano sostituito il Dio naturale. Il progresso, non la salvezza, divenne lo scopo dell'uomo e della società. Il tempo standard adempiva a molte funzioni di Dio: stabiliva gli standard del trade and commerce, della giustizia e della pietà.

Il tempo standard, secondo la definizione della scienza e della diplomazia occidentali, il tempo dei trattati e dei contratti, scavalcò il tempo aborigeno, indù e buddista, il tempo delle-prime-luci-dell'alba del contadino e del pescatore, o il tempo del calar del sole musulmano e ebreo. Il giorno del tempo standard comincia a mezzanotte per evitare l'alba e il tramonto irregolari della natura. Il tempo standard è un dio di prevedibilità e precisione, non più il Tristo Mietitore, non più il contabile morale di pigrizia e attività, ma un mite gentiluomo vittoriano. Si presenta al lavoro a Greenwick esattamente a mezzanotte, ogni mezzanotte, per l'eternità. Lucida il macchinario, stringe le valvole, controlla i manometri, e va a dormire. È più che un po' protestante. Lui si aspetta che tu sia responsabile e ti presenti quando si presume che debba farlo e che ti senta un po' in colpa se non lo fai.

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Pagina 32

La battaglia per l'adozione del tempo legale o standard fu tanto filosofica che tecnica e risale a idee che si sono accese e spente lungo tutta la storia dell'umanità. Il tempo sotto le sue varie maschere fa parte del grande dibattito a proposito della giusta derivazione del potere. Chi "possiede" il tempo? Vale a dire, chi detiene il diritto assoluto di negoziarne il valore - il lavoratore o il boss? L'inquilino o il padrone? Il mercante o il prete? Funzionari eletti o un'élite ereditaria? Perché alcuni nascono schiavi del tempo e altri invece completamente liberi dai suoi legami? In altre parole, la Magna charta fu un avvenimento temporale; la costituzione americana fu un grande documento temporale.

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Pagina 34

Il massimo furto di tempo è la schiavitù, essere continuamente alla mercé del tempo di un altro, non riposare mai, se non marcando visita, non possedere nulla, se non per carità o furto. Istruttivo, dunque, che la più creativa manipolazione del tempo nella musica americana sia stata invenzione esclusiva degli schiavi e dei loro discendenti. Nella musica classica europea, il percussionista guarda la partitura e aspetta il momento della sua entrata. Il batterista jazz, invece, è in continua comunicazione col tempo. È il Greenwich di se stesso, è lui che stabilisce il tempo, il ritmo, ricrea la partitura a ogni nuova esecuzione. Il romanziere e jazzista Stanley Crouch in Don't the Moon Look Lonesome scrive: "Nel jazz, il tempo non passa semplicemente come fa quando è definito dal ticchettio dell'orologio o del metronomo; esso interpreta il ritmo attraverso lo swing, ti incita, ti sostiene e ti parla, fa commenti sulla tua attività e tu gli parli." Il tempo ti parla, come fece con Keats, mentre guardava l'urna greca, e con Whitman, e con Van Gogh quando assimilava la lezione delle incisioni giapponesi e molto più tardi con Faulkner, con la Woolf e con Proust, come ha parlato con quasi tutti i grandi pensatori dell'ultimo secolo e mezzo. Il Tempo parlava con loro, il Tempo era nell'aria.

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Pagina 47

Verso la fine degli anni quaranta dell'Ottocento, Henry David Thoreau cercò rifugio dalla tranquilla disperazione della vita e della società cittadine ritirandosi sulle rive del lago Walden. Il suo libro Walden, ovvero la vita nei boschi, come molti testi classici, compreso il capitolo XXV, intitolato "La dinamo e la vergine", dell' Educazione di Henry Adams, può essere interpretato da un benevolo lettore come una riflessione tanto sulla temporalità che sulla società, specie sui mutevoli tempi standard che (anche allora) erano nell'aria. Eserciti di lavoratori cominciavano a essere regolati al tempo, dall'orologio automatico. "In realtà," scrisse Thoreau, "l'uomo che lavora non dispone di una vera integrità giorno per giorno; non si può permettere di mantenere le relazioni più virili con gli uomini; il suo lavoro sarebbe deprezzato sul mercato. Non ha tempo per essere altro che una macchina."

Non ha tempo: sicuramente un nuovo e inquietante sviluppo. Leo Marx, grande esegeta di Thoreau, afferma in The Machine in the Garden, che la funzione dell'orologio è decisiva nella versione di Thoreau del capitalismo, "perché collega l'apparato industriale alla consapevolezza. Il lavoratore diventa una macchina nel senso che la sua vita diventa più strettamente regolata in base a un sistema impersonale e apparentemente autonomo". Il che è certamente vero, ma c'è un'altra cosa da tenere in considerazione. Thoreau era attento alle nuove terribili creature che si nascondevano in agguato nella selvaggia temporalità della cultura occidentale della metà del secolo. Uomini senza tempo, senza integrità. Uomini macchina, uomini evirati. E come i suoi antenati romantici inglesi, cercò conforto nelle grandi ed eterne forme della natura, nei testi classici e nelle religioni orientali. Thoreau era a metà tra la rapida espansione della ferrovia, che stava foggiando il mondo a propria immagine, e la debolezza della società prima di essa. La ferrovia non conosceva confini temporali; gli uomini dovevano inchnarsi ai suoi voleri. L'ansia di Thoreau nasceva almeno in parte dall'assalto dell'industria a quello che noi chiameremmo il continuum tempo-spazio. Il tempo era nell'aria.

Era la ferrovia che riempiva la notte con il frastuono e il rumore del traffico, che portava le squadre di taglialegna e di spalatori di neve, che riempiva il cielo invernale di nuvole di fumo nero. "Non siamo noi che viaggiamo sulla ferrovia, è la ferrovia che viaggia su di noi." Walden era un'asserzione di individualità che resisteva all'industrializzazione, una versione americana (e un rovesciamento totale) del Manifesto del comunismo di Marx ed Engels col tuo tintinnio di catene, uscito quello stesso anno non certo per coincidenza. Nel 1848, anno universalmente rivoluzionario, mentre la Francia implodeva, la Gran Bretagna prosperava. L'Inghilterra diventò il primo paese a uniformare il tempo su tutto il suo territorio, basandosi sul segnale orario del Real Greenwich Observatory.

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Pagina 61

La professione dell'ingegnere, sempre un'alta vocazione - e spesso fonte di profonda disperazione -, per Fleming è il legame tra scienza e società. L'ingegnere calcola il costo del cambiamento, s'intende di obbligazioni e di tassi d'interesse, sa cos'è politicamente possibile e cosa è socialmente utile. Legge nel futuro.

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Pagina 79

Spesso Fleming parlava della vocazione dell'ingegnere come di una specie di religione laica. I codici di questa professione non erano meno rigorosi del giuramento di Ippocrate. A suo parere, l'ingegneria aveva una natura nobile, quasi tragica. Nel 1853 esaltò la professione dell'ingegnere in termini che ricordano il Libro di Isaia (ogni valle dovrà essere esaltata): "Una delle disgrazie di questa professione, alla quale mi vanto di appartenere, è che il nostro lavoro consiste nel fare le cose senza goderne i risultati. Appena abbiamo appianato un luogo selvaggio, subito ci dobbiamo spostare altrove, lasciando agli altri il piacere di godere di quello che noi abbiamo fatto." E nel 1876 la sua visuale s'era fatta ancora più profonda:

Gli ingegneri, come voi tutti sapete, di regola sono persone di poche parole. Gli uomini dotati di parlantina di solito aspirano a raggiungere la fama in qualche altra sfera... Gli uomini silenziosi, quali noi siamo, non possono nutrire ambizioni del genere; non possono sperare di ottenere profitto o stima nel campo della legge, così come non possono cercare fama nel mondo della stampa o dal pulpito, e soprattutto si devono tenere alla larga dalla politica. Gli ingegneri devono perseverare in una sfera tutta loro, che ha che vedere meno con le parole che coi fatti, meno con gli uomini che con la materia; la natura allo stato selvaggio presenta loro le difficoltà da superare. Il loro compito è lottare contro queste difficoltà e appianare il terreno su cui gli altri cammineranno. È loro privilegio ergersi tra due grandi forze, capitale e lavoro, e, comportandosi sempre giustamente tra datore di lavoro e operaio, possono sperare di meritarsi tanto il rispetto di chi sta sopra di loro che di chi sta sotto di loro.

Queste ultime parole (il corsivo è mio) si rivelarono tanto profetiche quanto elegiache. Come se avesse visto nel suo stesso futuro, Fleming aveva espresso un giudizio contro lo stato di cose in Canada e il suo ruolo nella Canadian Pacific Railway. Non poteva più interporsi tra le esigenze della politica e del capitale da un lato, e il suo giuramento di ingegnere dall'altro.

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Pagina 85

Durante la Decade del Tempo, le contraddizioni tra la nuova tecnologia e il vecchio sistema di calcolo del tempo passarono dalla scomodità e dall'inefficienza all'urgenza e infine al rischio.

Le navi di nazionalità diverse non potevano comunicarsi le rispettive posizioni in mare, per via dei diversi meridiani di base. Gli incidenti ferroviari erano all'ordine del giorno, eventi inevitabili se si considera che i treni che correvano sullo stesso binario potevano usare tempi diversi. E intanto, la tecnologia continuava a evolversi, la velocità della cultura continuava a aumentare.

In quel decennio, tanto per fare gli esempi più ovvi, furono inventati il telefono, la luce elettrica, la macchina per scrivere, il cinema e la fotografia stop-action. Anche la disavventura militare poteva essere utilizzata in modo creativo. Nel 1871 uno stato venuto dal nulla come la Prussia sconfisse la Francia, gettando nella disperazione una cultura orgogliosa, ma costringendola anche a un completo riesame di se stessa e a una ristrutturazione. Da quella fortunata sconfitta nacque la determinazione a rivoluzionare le istituzioni e a creare una nuova autorità centralizzata e "razionale" per sbarazzarsi del peso morto del pensiero "naturale". La Francia costruì un moderno stato industriale e scatenò l'energia che fece Parigi sinonimo di arte, cultura, sperimentazione e rivoluzione. Il barone Haussmann ridisegnò la metropoli medioevale, sostituendo i quartieri stagnanti con ampi viali stile ferrovia.

Negli Stati Uniti, grazie al carrello ferroviario mobile, le lussuose carrozze Pullman trasportavano i passeggeri dall'Atlantico al Pacifico, offrendo maggiore comodità in treno di quella che gli americani avevano stando fermi a casa propria. Sontuosi piroscafi a vapore attraversavano l'Atlantico in meno di una settimana, che ai veterani dei tempi della vela sembrava un tempo brevissimo. Partendo dal Belgio e diffondendosi rapidamente alla Germania e alla Francia, il servizio di wagon-lit di George Nagelmackers, importando il carrello mobile, nel 1883 offriva champagne ghiacciato con antipasto di ostriche e caviale seguito da un pranzo di ristorante parigino a cinque stelle sul favoloso Orient Express nella tratta Parigi-Istanbul.

Alla fine del decennio, quindi, l'uomo normale era diventato superman, un uomo cioè che parlava attraverso grandi distanze, aveva bandito il buio, poteva raffreddare vino e birra e attraversava velocemente remoti paesaggi - praterie punteggiate di bisonti o il sudest europeo - senza preoccuparsi dell'ora locale o delle condizioni esterne. Il nostro mondo moderno, nel bene e nel male, stava delineandosi. Antichi imperi crollavano, specie nei Balcani senza legge. Molte delle città più piccole lungo le linee dell' Orient Express dovevano essere evitate, senza che i passeggeri se ne accorgessero, per via delle stazioni bombardate o dell'uccisione delle guardie di frontiera. L'appropriazione territoriale imperiale in Africa e in Asia entrò nella sua fase sociopatica in Congo, Tanganica e Tonchino, e el-Mahdi cacciava dal Sudan gli inglesi e il povero Gordon Pasha, distruggendo per sempre l'antica pretesa vittoriana di "missione civilizzatrice".

Nuovi campi di indagine trasferirono sullo stesso comportamento umano le tecniche della fotografia stop-action di Eadweard Muybridge, che creò macchine fotografiche con velocità di otturatore di un duecentesimo e di un cinquecentesimo di secondo. La sociologia e la psicologia frammentarono il tempo in schemi d'indagine, mostrando, mediante la microanalisi, che l'irrazionale era familiare e che il "normale" era assolutamente bizzarro. Gli individui imparavano di essere estranei alle loro stesse motivazioni; le società venivano viste come strutturate attorno al pregiudizio, alla superstizione e all'irrazionalità. Nelle fabbriche americane, Frederick W. Taylor introdusse il scientific management, cioè l'organizzazione scientifica del lavoro, usando il cronometro a scatto come fosse una macchina fotografica stop-action per ridurre le abitudini "naturali" di operai e operaie a segmenti microanalizzabili, allo scopo di migliorare la produttività sostituendo alla routine naturale o empirica l'efficienza razionale. In pittura, gli impressionisti ruppero i ponti con la accurata prospettiva e l'ombreggiatura del Salon, la posa calcolata e la ritrattistica aneddotica, a favore di frammenti luminosi di colore puro non modulato, l'equivalente pittorico della stop-action. L'impressionismo riguarda il tempo tanto quanto la luce. Tutto ha a che vedere col tempo.

Gli scrittori arrivarono tardi al cambiamento, come si addice al carattere riflessivo della loro arte, ma una volta che sentirono di avere il controllo sul tempo, una volta che si sentirono liberi di sperimentare la sequenzialità, capaci di frantumare la "naturale" consecutività, le loro opere diventarono sempre più vicine al flusso di coscienza stop-and-go. La distorsione temporale diventò il modo più sicuro per comunicare inquietudine, ansia. I lettori venivano stimolati alla partecipazione attiva. Destabilizzare il lettore non era solo un atto politico istintivo, ma un appropriato strumento estetico per tenere a fuoco la nuda consapevolezza, libera dallo scenario vittoriano pieno di fronzoli. La trama convenzionale infatti veniva considerata un'imitazione del cammino della repressione inconscia.

Tutte queste innovazioni e invenzioni derivano da (o contribuirono a creare) un rapporto alterato col tempo che chiamiamo modernismo. È facile rintracciare gli effetti del tempo, un po' più difficile individuare il momento in cui è iniziato. I grandi eventi enumerati prima, partivano da origini modeste. L'invenzione di Ross Winans del carrello mobile, il design di George Pullman - e la quasi eccessiva progettazione per la sede dei binari e gli scartamenti esistenti -, il grandioso corteo funebre per Abramo Lincoln, l'idea del wagon-lit balenata a George Nagelmackers quando la famiglia lo mandò dal Belgio negli Stati Uniti per dimenticare un amore infelice - e per innamorarsi invece delle carrozze Pullman -; il fatto che Van Gogh andasse a vedere una mostra di pittura giapponese ad Antwerp e si innamorasse del loro colore puro e dello scorcio spaziale. Un certo numero di artisti vide il pannello di fotografie stop-action di Eadweard Muybridge di un cavallo al galoppo (e immediatamente morì un genere di quadri di cavalli in corsa). Altri pittori presero dalle immagini mobili del fisiologo Étienne-Jules Marey la teoria della persistenza dell'immagine. Ovviamente ci sono dozzine di momenti simili, e per ciascuno di loro si può sostenere che rappresenti il momento ur nella nascita di una nuova coscienza.

Ma l'elemento centrale è il bisogno di un agente catalitico, interattivo ma non di contributo, e tale è a mio parere la serie di presupposti che ho chiamato standardizzazione del tempo: adattare il tempo alle nuove velocità, distribuirlo equamente, sostituire la natura con la ragione, la religione con l'umanesimo. I luoghi in cui logicamente cercare queste condizioni necessarie sono Londra, Berlino, Vienna e, naturalmente, Parigi.

A questo punto entra in scena un Sandford Fleming più maturo e posato, con un paese e molti progetti alle spalle, in uno dei posti meno attraenti del mondo.

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7
Appunti sul tempo e la scienza vittoriana



I discorsi e le relazioni sulle spiagge del lago Ontario e sulla formazione del porto di Toronto che Fleming tenne davanti a uno scarso pubblico al Canadian Institute nel 1850 sono modesti esempi della nobile tradizione dell'appassionato dilettantismo scientifico che ben definiva il clima intellettuale della prima metà dell'Ottocento. La scienza naturale era una seduttrice intellettuale, poco insegnata e poco ricompensata, che alimentava la frontiera speculativa. Le avventure sottomarine e lunari di Jules Verne non erano intese come pura fantasia. Tali avventure e la "scoperta" dei canali su Marte da parte di Percival Lowell, rispettavano un prevalente atteggiamento popolare. Ancora verso la fine del secolo, molte persone colte davano per scontato un collegamento della vita sulla superficie terrestre con civiltà extraterrestri, così come con la vita sottomarina e quella ancora tutta da scoprire in certe misteriose sacche temperate, sotterranee. L'idea di un sistema solare abitabile era un luogo comune vittoriano. (In seguito alla "confutazione" dei canali, ci vollero altri cento anni per ridare rispettabilità all'idea di un universo abitato. È tipico della nostra umanità. Oggi molti astronomi immaginano sulle lune di Giove zone abitabili e grandi oceani liquidi.) La scienza naturale nell'era del "tempo naturale", prima del periodo rivoluzionario della razionalizzazione iniziato verso il 1850, attirava gli eccentrici ribelli, tipi matematicamente dotati o persone profondamente curiose, provenienti in genere da professioni riconosciute, come la teologia, l'ingegneria e la medicina. La botanica, la geologia, l'astronomia, l'archeologia, la mitologia e la linguistica erano tutte arricchite da un colorito assortimento di autodidatti e dilettanti. Perfino il più grande di loro, Charles Darwin, era autodidatta, anche se i trent'anni che trascorse a riflettere sui risultati del suo viaggio giovanile alle Galapagos hanno in pratica creato la condizione della scienza moderna, la cerniera tra mondo razionale e mondo naturale, tra scienza amatoriale e professionale.

L'amatorialità nel suo significato intrinseco - per amore - non s'era ancora deteriorata in dilettantismo, come sarebbe accaduto dopo il 1860 (soprattutto grazie agli standard superiori e alla dimostrata maestria dell' Origine delle specie). Scienziati dilettanti erano spesso sacerdoti e avvocati, in fondo due categorie di persone dotate di vasta cultura, per i quali scienza e religione o scienza e società erano evidentemente intrecciate. La "teologia naturale" era una dottrina consolante, che non entrava in conflitto con l'attento esame della natura o con la ricerca di leggi che ne regolassero il comportamento. La natura era il viso di Dio e le leggi che la governavano erano codici per il progetto di Dio. Conoscere la natura era il modo più profondo per intuire Dio. I teologi, come il reverendo George Grant, amico di Sandford Fleming, potevano dedicare sei giorni alla settimana allo studio dell'operato di Dio e il settimo a scrivere un sermone per lodarlo.

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Oxford e Cambridge erano stati disastrosamente lente nell'introdurre i corsi scientifici e tecnici nei loro curriculum. Gli esami dei concorsi statali per il Servizio estero fino alla fine degli anni ottanta tenevano in maggior conto i risultati in greco e in latino (rispettivamente 600 e 800), che le votazioni ottenute in scienze naturali (500 per chimica e 300 per le altre scienze fisiche). Predominava ancora il mito del gentleman. Nel 1885 le due università gemelle, orgoglio del sistema universitario inglese, vennero giudicate al di sotto anche degli istituti tedeschi di seconda classe. Scrittori scientifici e filosofi popolari come Herbert Spencer insistevano sulle più tetre profezie di Darwin sulla devolution delle specie e la "degenerazione" delle nazioni. Venivano sollevate questioni a proposito della fitness dell'uomo moderno e della società moderna e a proposito del fallimento da parte delle istituzioni britanniche nel sostenere la sfida competitiva di stati-nazione più giovani e forti, in particolare la Prussia e gli Stati Uniti.

La natura esercitava ancora una profonda influenza sui vittoriani, ma era un richiamo che andava moderato con la ragione. In particolare, la natura andava studiata, non adorata. Moltissimi di noi hanno saggiato la vasta letteratura ammonitrice di svolgimento morale, in cui la ragione e la raffinatezza "tornano" allo stato di natura (spesso preceduta dall'aggettivo "primitiva"). Gli agenti di degenerazione, la cupa eredità della speranzosa evoluzione darwiniana, erano dovunque. Zingare, sciamani, stregoni, "mezzosangue" e "meticci", indù, cattolici musulmani, incrocio di razze, lo studioso che si identifica troppo con il proprio argomento e finisce per "diventare primitivo"... un mostro, un Kurtz (alla Cuore di tenebra), un pazzo. Ai tropici ci si deve sempre vestire per cena, mantenere una rigida distanza dai nativi, evitare spezie pericolose e farsi inamidare la biancheria. I nativi sono come bambini - affascinanti, a volte intelligenti, spesso maliziosi, eternamente in cerca di un modello da imitare e di una severa sgridata. E la sera, un robusto bicchierino, preferibilmente con del chinino, servirà a mantenerci in buona salute.

Dopo il 1860 i contributi del dilettante, del naturalista "vagabondo" cominciarono a scomparire. Il dilettantismo culturale mostrava la sua inadeguatezza, specie in confronto con una Prussia così brillante scientificamente e con gli Stati Uniti, eternamente curiosi e in espansione. Un sereno agnosticismo prese piede nella società della middle class vittoriana. La religione era un dovere sociale, un settimanale tentativo di raggiungere il sublime - un po' come il discorso La terra di Fleming - ma per il resto era scoraggiata nella confusione vittoriana. Questo non significa tuttavia che la frequentazione religiosa o le relative devozioni sociali fossero scomparse. Gli scienziati proclamavano ancora la propria fede. Fleming, un devoto presbiteriano scozzese, riscrisse il libro di preghiere della sua religione per i fedeli degli isolati insediamenti scozzesi delle zone occidentali, spesso a centinaia di miglia di distanza da una chiesa e da un sacerdote.

L'osservazione della natura all'aperto, i sermoni domenicali sul mare o nelle radure del bosco restavano una parte significativa della vita vittoriana, come pure le missioni presso i pagani in ogni continente. I sermoni erano documenti costruiti con maestria, ascoltati e giudicati non in base al loro contenuto emozionale, ma in base al loro merito intellettuale e morale. Nei suoi settant'anni di diari, Fleming ricorda non più d'una mezza dozzina di volte in cui dovette mancare alla funzione domenicale, e sempre con una buona scusa e parecchio rimorso. Il fervore della religione dei vecchi tempi, la fede emozionale, erano costretti a restare celati.

I vittoriani volevano conoscere la terra, le piante e gli animali, volevano conoscere la natura del sole e delle stelle, l'atomo e il corpo umano e vedevano tutta la natura come parte di un sistema unificato. Credevano in un universo conoscibile e nell'unificazione di tutta la conoscenza. Thomas H. Huxley, in un saggio del 1887, The Progress of Science, un'analisi della scienza durante i primi cinquant'anni della regina Vittoria, prevedeva l'annuncio imminente di una teoria unificata che combinasse non solo la luce, la gravità e il magnetismo, ma anche la biologia, la linguistica e la religione. Sotto la regina Vittoria, scrisse Huxley, la scienza aveva scoperto le tre pietre di paragone della natura: la teoria molecolare della materia, la conservazione dell'energia e l'evoluzione. Questi tre principi erano sufficienti per anticipare l'avvento di altre meraviglie. Huxley difendeva l'approccio dell'induzione e della deduzione, le supposizioni a caso e le speculazioni - "anticipazioni della natura", le chiamava lui - in un meraviglioso adattamento del tempo tutto suo.

L'aspettativa di Huxley di un'imminente spiegazione venne quasi soddisfatta. Diciotto anni dopo il suo saggio, la teoria della relatività di Einstein (1905) superò l'ambito di interessi specializzati per avere profondi effetti sulla filosofia e sulle arti, proprio come aveva fatto trentacinque anni prima la teoria di Darwin. Quel che Huxley non previde - e questo divide il mondo vittoriano da quello moderno, il naturale dal razionale - fu la resistenza alla ragione. Il primo dei Principi fondamentali, la fonte di tutta l'interpretazione letterale biblica del ventesimo secolo, era già stato pubblicato nel 1902. Si trattava di una serie di opuscoli, pubblicati sotto l'imprimatur dell'American Bible League, che attaccava l'umanesimo, il socialismo, il femminismo e l'evoluzione e promuoveva una nuova visione dell'inerranza biblica.

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Pagina 140

L'applicazione della fredda ragione alla natura turbolenta e indisciplinata creò la scienza moderna e la metodologia che ancora oggi ci sostiene. La famosa lente d'ingrandimento di Sherlock Holmes può rappresentare tutti i microscopi e telescopi, la paziente raccolta di "inezie" e l'inesauribile presenza di indizi nel mondo naturale in attesa di essere scoperti e poi elaborati nella rivelazione finale, stupefacente e onnicomprensiva. Quei metodi d'indagine avevano creato l'Era industriale e la rivoluzione tecnologica, costruirono i reseau di comunicazione, posero le domande che condussero alla scoperta dei batteri, della radiazione, della spettroscopia, della selezione naturale, fecondarono i campi della scienza terrestre, della filologia, della fisica, della chimica, della sociologia e della psicologia. Chiamatelo Holmes, o Darwin, o Freud, o Whitman - oppure nel contesto di questo libro, Abbe, Barnard, Dowd, Fleming, Herschel, Janssen, Strachey, Struve -, chiunque di questa banda vittoriana per lo più di autodidatti e i loro equivalenti europei e nordamericani che applicarono l'astratto al concreto e il concreto all'astratto, l'induzione e la deduzione, per ottenere un modo nuovo di organizzare il tempo.

Il tempo standard è il più grande convertitore del mondo. Converte il moto celeste in ora civile. E la cosa più importante di Sandford Fleming è che fu il primo a capirlo e lo portò all'attenzione di tutto il resto del mondo. Che il mondo alla fine abbia optato per una configurazione più semplice, non nega in alcun modo il suo messaggio.

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Pagina 144

La reazione di Fleming alla presenza aggressiva degli Stati Uniti fu di opporre un vigile eclettismo e se possibile prendere dall'America energia e sicurezza. Un outsider ben disposto ma pieno di timori come Fleming, guardando verso sud all'inizio degli anni settanta dal suo accampamento nelle praterie, dove svolgeva i suoi rilevamenti, probabilmente chiedeva al suo amico George Grant se non fosse possibile trovare un metodo di sviluppo più umano di quello del modello americano, che implicava la totale eliminazione di ogni vita umana e animale che fosse d'ostacolo (anche se personalmente nutriva scarso ottimismo). Si stupiva inoltre dell'energia dell'America che si diffondeva il tutto il continente e dell'apparente incapacità del Canada a imbrigliare lo stesso entusiasmo.

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Pagina 161

Le ferrovie hanno riscritto la legge. Erano forse una "via" come un'autostrada o un canale, aperti al pubblico dietro pagamento di un pedaggio? No, non lo erano. Il Parlamento inglese decise ben presto che la "ferro-via" era qualcosa di nuovo e diverso. Il diritto di precedenza e il materiale rotabile potevano essere considerati proprietà privata. Poteva danneggiare la nostra salute? La litania dei disturbi fisici oggi parla di shock post-traumatico, ed è esattamente quello che era un viaggio per treno nell'Ottocento, uno sradicamento da tutto ciò che era familiare, da ogni nozione del sopportabile, da ogni nozione acquisita di tempo e di spazio. Gli occhi abituati al ritmo e alla prospettiva della diligenza, venivano ammoniti a non fissare le cose che attiravano lungo il bordo della strada, ma a concentrarsi su oggetti lontani, sugli alberi più alti, sulla guglia della chiesa o sul castello in rovina, per evitare nausea o peggio ancora un senso di disorientamento che poteva portare alla pazzia. I passeggeri dovevano sviluppare una "visione panoramica" per compensare la frammentazione che disorientava e i rapidi sprazzi ingannevoli di uno sfondo confuso. I paesaggi abitati, visti da un treno in corsa, si dissolvevano in una serie di macchie confuse, mere impressioni, ombre sulle soglie, figure lontane chine nei campi, immagini fuggevoli a due dimensioni invece di lunghi approcci prospettici. Questo, come vedremo, alimentò nuove consapevolezze, nuove aspettative.

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Pagina 168

Dickens, un signorotto di campagna arriviste, rispondeva con riluttanza a questi interrogativi. Vedeva le deturpazioni della campagna e gli effetti della costruzione taglia-e-brucia della ferrovia sui quartieri urbani con un certo orrore tory. Ma era Dickens. Il signorotto di campagna poteva inquietarsi, ma lo scrittore andava oltre i suoi pregiudizi. Era un'energia cui non si poteva resistere, come un fiume di fuoco. Se l'energia prodotta dalla tecnologia poteva essere resa soggettiva e se la ricchezza prodotta tornava alla società, la povertà e la subordinazione sarebbero finite e gli esseri umani sarebbero diventati superman. La sua era la voce dominante del grande decennio della Gran Bretagna, gli anni dal 1850 al 1860, quando regnava la giovane regina Vittoria, e al suo fianco sedeva il sofisticato principe Alberto, e Darwin lanciava la rivoluzione del pensiero che continua ancora oggi. Le trasformazioni potevano essere brutte, gli sradicamenti dolorosi, il caos a volte insopportabile, e ci sarebbero state migliaia di vittime, ma...

Tutto ciò che in campagna era stagnante poteva essere accelerato e tutto quello che nella città era brutale e tendeva allo sfruttamento, poteva essere capovolto da una nuova ricchezza, da nuove visioni e nuove possibilità. Lawrence la vedeva a questo modo, e così pure Thomas Hardy. L'energia, niente di mistico o simbolico, l'energia terribile, divina per muovere le montagne, scavare canali, alterare linee costiere, mandare merci ai mercati che pagavano meglio, ricevere informazioni istantaneamente - tutto questo era avvenuto di colpo, e nessun re, nessun sacerdote, nessun capo rurale o urbano che si fosse autonominato, poteva impedirlo. Ecco il nesso magico tra benessere e progresso che si era rivelato così elusivo, perché la tecnologia, l'industrialismo, il vapore e la sessualità (e il tempo! aggiungerei io) erano alla base risultati democratici, non trastulli aristocratici. Dickens alla fine applaudì il cambiamento.

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Pagina 179

Il movimento nel mondo dell'arte chiamato modernismo - "la rottura di un grande anche se fragile compromesso borghese" secondo le parole di Peter Gay - è realmente l'inserimento del tempo dentro tutte le costruzioni artistiche. Il romanziere peruviano Mario Vargas Llosa dichiara Flaubert padre di tutti i modernisti. "Con Flaubert il romanzo per la prima volta appare non solo un compito morale o la creazione di una storia, ma anche un problema puramente tecnico, il problema della creazione di un linguaggio convincente e dell'organizzazione del tempo, e anche il problema della funzione della narrativa nel romanzo." Raymond Williams aveva fatto la stessa affermazione per Dickens. Dickens non aveva soltanto riferito su un cambiamento sociale, ma aveva trovato il modo per incarnarlo nella trama e nel personaggio. In termini impressionisti, questi due scrittori trovarono il modo per catturare una fonte di luce interiore (il tempo), non di registrare l'illusione del tempo che passa, ma di penetrarla.

Immergere il narratore dentro il romanzo all'inizio degli anni cinquanta dell'Ottocento, è come minimo protomodernista, ma anche temporalista. Flaubert dovette costruire una macchina del tempo per Madame Bovary e molto consciamente trovare attraverso la voce e il linguaggio il modo per piazzarci dentro una trama, una storia. Siamo di nuovo al momento, che Henry Adams identificava nel 1844, in cui il mondo cambiava in modo percettibile, per via delle ferrovie, delle navi e del telegrafo; o forse è il momento dell'unificazione temporale della Gran Bretagna, indicato da Dickens; o ancora il ritiro di Thoreau sulle rive del lago di Walden; torniamo alla generazione del Bartleby di Melville, e alla lotta per forgiare il tempo, il linguaggio e il personaggio in un'unica storia coerente. Torniamo al "cronometro" di Fleming sepolto al centro della terra.

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Pagina 181

Il bisogno di manipolare il tempo è centrale a ogni scoperta tecnica, intellettuale e artistica del Novecento. Le tecnologie cercano di "risparmiare" tempo accelerando le connessioni o migliorando l'efficienza e la capacità di carico; gli artisti cercano modi per allungare il momento, di "risparmiare tempo" nel senso di preservarlo. Fermare il tempo, allargare il presente percepito e sfidare il "flusso del tempo" (idea vecchia come sant'Agostino), sfidare la tavolozza del Salon e le sue regole ferree per il controllo di luci e ombre, è la controparte estetica al movimento del tempo standard. Artisti, scrittori, scienziati, tutti impararono i trucchi della manipolazione temporale. Hanno assimilato tutti la lezione centrale della rivoluzione temporale: il tempo non è concesso da Dio, è preso dall'uomo. Bell e il telefono, Otis e l'ascensore, Edison e la lampadina, Pullman e le sue lussuose carrozze letto e ristorante, le viste mozzafiato di Caillebotte e l'adattamento da parte di Seurat della teoria psicocromatica - tutte queste invenzioni e tutti questi capolavori manipolano il tempo. Esaminatene uno qualsiasi, a priori o a posteriori, e sfiderete i limiti del tempo locale, naturale. I fusi orari sono innovazioni della stessa Era industriale. Ogni ora timbra il cartellino, come un operaio all'orologio di controllo. La terra gira come una gigantesca ruota dentata, i cui denti si incastrano in una più ampia ruota cosmica. Le nette divisioni tra fusi orari hanno l'effetto di suddividere il tempo arbitrariamente, come se fossimo capaci di tenere a mente solo un'ora per volta, o mille miglia, o quindici gradi di longitudine per volta. Quel che fece la standardizzazione fu di ridurre il numero di misure del tempo nel mondo da un numero infinito a ventiquattro. Ha allargato la bolla dell'ora identica da dodici a mille miglia. (Il prossimo passo sarà ridurre a una sola le ventiquattro zone dell'Era industriale.)

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Pagina 187

Il tempo standard, come suggeriva Conrad, è una religione secolarizzata. Il tempo ha carattere morale; la nostra coscienza lo tiene eternamente presente, non sparisce mai, non si seppellisce nel passato, a cui appartiene. Quando pensiamo al tempo, alle storie, alle culture e alle vite che ci hanno preceduto, quando prendiamo in mano i loro oggetti, o leggiamo i loro resoconti, spesso ci sentiamo invadere da una forma secolarizzata di reverenziale timore simile all'adorazione, a quello che il fedele prova alla presenza di Dio. Come Simon Schama, quando pensiamo al tempo, veniamo riportati alla nostra personale collina di Pook, dove "Dan e Una avevano la fortuna di chiacchierare coi guerrieri vichinghi, i centurioni romani, i cavalieri normanni e poi tornavano a casa per il tè". O se non proprio per una tazza di tè, per un bicchierino di bourbon, a Yoknapatawpha, governata da un inflessibile signore del tempo.

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Pagina 245

La reciproca distruzione di Holmes e di Moriarty sarebbe stata un'interpretazione più aderente della testimonianza storica. Se Freud e Einstein, i razionalisti per eccellenza, rappresentano lo spirito di Sherlock Holmes, allora Moriarty è una creatura della fogna intasata, il backup nel seminterrato della ragione. Rappresenta il lato oscuro della scienza che ci avrebbe propinato quella serie infinita di mostri del Novecento e le ideologie che li sostengono. Anche se diabolicamente intelligente, (e oggetto lui stesso di innumerevoli remake) è il gemello distorto della razionalità agnostica. L'interpretazione dei sogni di Freud, I principi fondamentali e la teoria della relatività di Einstein uscirono tutti tra il 1900 e il 1905. Cento anni dopo - e la cosa avrebbe stupito pensatori come Charles Kingsley o il grande apostolo della scienza, Thomas H. Huxley - i politici, i media e una cittadinanza divisa devono fare i conti più con l'ordine del giorno fondamentalista che con l'opera di Charles Darwin e l'umanesimo vittoriano. La fede nel progresso aveva soffocato il progresso della fede solo temporaneamente.

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