Copertina
Autore Noam Chomsky
Titolo Le strutture della sintassi
EdizioneLaterza, Roma-Bari, 1974 [1970], UL 129 , pag. 216, dim. 110x180x16 mm
OriginaleSyntactic Structures
EdizioneMouton, The Hague - Paris, 1957
PrefazioneFrancesco Antinucci
TraduttoreFrancesco Antinucci
Classe scienze sociali , linguistica
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al sito dell'editore








 

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Indice


    Introduzione di Francesco Antinucci       V

    Prefazione                                3

 l. Introduzione                              7

 2. L'indipendenza della grammatica          11

 3. Una teoria linguistica elementare        21

 4. La struttura sintagmatica                33

 5. Limitazioni della descrizione a struttura
    sintagmatica                             47

 6. Gli scopi della teoria linguistica       71

 7. Alcune trasformazioni in inglese         89

 8. Il potere esplicativo della teoria
    linguistica                             123

 9. Sintassi e semantica                    135

10. Riepilogo                               155

11. Appendice I: notazione e terminologia   161

12. Appendice II: esempi di regole a struttura
    sintagmatica e trasformazionali
    dell'inglese                            167

    Note del curatore                       175
    Riferimenti bibliograficí               203

 

 

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Pagina V

INTRODUZIONE
di Francesco Antinucci



Dall'apparizione dell'opera che qui presentiamo in traduzione italiana sono trascorsi dodici anni. Nel corso di questo periodo la teoria trasformazionale, ideata dal linguista americano Noam Chomsky, che proprio attraverso questo libro s'imponeva per la prima volta all'attenzione degli specialisti di tutto il mondo, è venuta acquistando una posizione predominante nella linguistica statunitense. A puro titolo di esempio ricorderemo che al 43° convegno della Linguistic Society of America (dicembre 1968) circa un terzo delle numerosissime comunicazioni presentate si inquadravano nell'ambito della teoria trasformazionale.

Grande rilievo essa ha avuto anche in URSS, dove è stata discussa con acutezza e profondità da studiosi come Saumjan e Soboleva; si deve altresì ricordare che la prima traduzione in lingua straniera di questo libro è quella russa del 1962.

In Europa sia la conoscenza sia la diffusione di questa teoria sono ancora abbastanza limitate. A tutt'oggi gli studiosi europei di linguistica che lavorano più o meno nell'ambito teorico della grammatica trasformazionale non sono molti. Quanto all'Italia, poi, il discorso sarebbe ben più complesso poiché dovrebbe investire l'intero status degli studi di linguistica; ha cercato di farlo recentemente T. De Mauro (1970) al cui scritto rimandiamo il lettore.

I motivi che stanno alla base di questo fatto sono molteplici e complessi, né pretendiamo di esaminarli in questa sede: investono problemi di tradizione degli studi linguistici, di collocazione di tali studi in ambito umanistico-letterario, di ambiente culturale generale, ecc.

Quello che è certo è che gran parte delle critiche autorevoli che in ambito europeo sono state mosse alla grammatica trasformazionale da parte di coloro che pur l'hanno presa in considerazione, sono in buona parte fondate su equivoci e fraintendimento (per una rassegna ed una discussione di alcune di esse, si veda Chomsky 1966a, cap. II).

Ciò avviene, a nostro avviso, soprattutto a causa di una sostanziale incomprensione di alcuni dei temi più profondi della teoria trasformazionale, temi che implicano una profonda rivoluzione nei metodi, nell'oggetto e nei compiti della descrizione linguistica.

Sono questi i motivi più importanti della concezione trasformazionale, le cui feconde conseguenze hanno spinto Chomsky a valicare i confini della linguistica e a portare un contributo vivo e originale in campi così disparati come la storia della linguistica, la filosofia della scienza e, soprattutto, la psicologia.

Proprio questi motivi concettuali ci sforzeremo di mettere in luce nelle pagine che seguono, cercando di mostrarne le conseguenze piú significative.

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PREFAZIONE



Questo studio riguarda la struttura sintattica sia in senso lato (in quanto opposta alla semantica) sia in senso stretto (in quanto opposta alla fonemica e alla morfologia). Esso fa parte di un tentativo di costruire una teoria generale formalizzata della struttura linguistica e di indagarne i fondamenti. La ricerca di formulazioni rigorose nella linguistica è giustificata da motivi molto più seri del semplice interesse verso sottigliezze logiche o del desiderio di purificare metodi di analisi linguistica già affermati. Se i modelli di struttura linguistica vengono costruiti in modo rigoroso possono svolgere un ruolo importante, sia in senso positivo sia in senso negativo, nello stesso procedimento di scoperta. Spingendo una formulazione rigorosa ma inadeguata ad una conclusione inaccettabile, possiamo mettere in luce la fonte di questa inadeguatezza e guadagnare, di conseguenza, una comprensione più profonda dei dati linguistici. In senso positivo, una teoria formalizzata può offrire automaticamente una soluzione a problemi diversi da quelli per i quali è stata esplicitamente costruita. Nozioni oscure e legate all'intuizione non possono né condurre a conclusioni assurde né offrire soluzioni nuove e corrette, e quindi sono inutili in entrambi i sensi. Penso che i linguisti che hanno messo in dubbio il valore di uno sviluppo tecnico e rigoroso della teoria linguistica non siano riusciti a scorgere la potenzialità produttiva insita nel metodo di forimulare esplicitamente una teoria proposta e applicarla rigorosamente ai dati linguistici, senza cercare di evitare conclusioni inaccettabili mediante rettifiche ad hoc o formulazioni vaghe. I risultati che si riportano qui sono il frutto di un tentativo consapevole di seguire questa via in modo sistematico, e poiché questo fatto può essere oscurato dalla informalità della nostra presentazione, è opportuno sottolinearlo.

In particolare, esamineremo tre modelli di struttura linguistica e cercheremo di determinarne i limiti. Troveremo che sia un modello molto semplice tratto dalla teoria della comunicazione sia un modello più potente che incorpora gran parte di ciò che oggi si chiama «analisi in costituenti immediati» non sono adeguati agli scopi della descrizione grammaticale. L'esame e l'applicazione di questi modelli mette in luce alcuni fatti importanti riguardanti la struttura linguistica e varie lacune all'interno della teoria linguistica: in particolare, l'incapacità di render conto di certe relazioni che intercorrono tra le frasi (come quella tra attivo e passivo). Svilupperemo poi un terzo modello di struttura linguistica, un modello trasformazionale, che è per molti rispetti più potente del modello basato sull'analisi in costituenti immediati e riesce a render conto di tali relazioni in modo naturale. Formulando accuratamente la teoria delle trasformazioni e applicandola all'inglese, scopriamo che essa riesce a spiegare un vasto ambito di fenomeni al di là di quelli per i quali è stata specificamente costruita. In breve, vedremo che la formalizzazione può realmente svolgere i due compiti (positivo e negativo) cui abbiamo accennato sopra.

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INTRODUZIONE



La sintassi è lo studio dei principi e dei procedimenti mediante cui, nelle lingue particolari, si costruiscono le frasi. L'indagine sintattica di una data lingua ha per scopo la costruzione di una grammatica che può essere considerata come un mezzo capace di produrre le frasi della lingua sottoposta ad analisi. Più in generale, il problema del linguista sarà quello di determinare le proprietà fondamentali implicite nelle grammatiche che riescono nel loro intento. Il risultato finale di queste indagini dovrebbe essere una teoria della struttura linguistica in cui i mezzi descrittivi utilizzati nelle grammatiche particolare siano presentati e studiati astrattamente, senza specifico riferimento a lingue particolari. Una delle funzioni di questa teoria sarà quella di fornire un metodo generale per scegliere una grammatica per ogni singola lingua, una volta dato un corpus di frasi appartenenti ad essa.

La nozione centrale della teoria linguistica è quella di «livello linguistico». Un livello linguistico, come la fonemica, la morfologia, la struttura sintagmatica, è essenzialmente un insieme di mezzi descrittivi utilizzatili per la costruzione di grammatiche; esso costituisce un certo metodo per rappresentare enunciati. Possiamo determinare l'adeguatezza di una teoria linguistica sviluppando con rigore ed esattezza la forma di grammatica corrispondente all'insieme di livelli contenuti nella teoria, ed esaminando, quindi, la possibilità di costruire grammatiche di questa forma per le lingue naturali che siano semplici e rivelatrici. Studieremo diverse concezioni della struttura linguistica, prendendo in considerazione una serie di livelli linguistici di complessità crescente che corrispondono a modi sempre più potenti di descrizione grammaticale, e cercheremo di mostrare che la teoria linguistica deve contenere almeno questi livelli se vuole fornire, in particolare, una grammatica soddisfacente della lingua inglese. Infine, avanzeremo l'ipotesi che quest'indagine puramente formale della struttura del linguaggio presenta certe implicazioni interessanti per gli studi semantici.

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RIEPILOGO



Nel corso di questa discussione abbiamo sottolineato i seguenti punti: il massimo che ci si possa ragionevolmente aspettare da una teoria linguistica è che essa fornisca un procedimento di valutazione per le grammatiche. La teoria della struttura linguistica deve essere nettamente distinta da un manuale di procedimenti utili per la scoperta delle grammatiche, anche se un tale manuale si baserà senza dubbio sui risultati della teoria linguistica, e il tentativo di sviluppare un tale manuale contribuirà probabilmente (come in passato) alla fondazione della teoria linguistica. Se si accetta questo punto di vista, non c'è più alcun motivo di obiettare alla mescolanza dei livelli, di concepire gli elementi di livello superiore come letteralmente costituiti da elementi di livello inferiore, e di ritenere che il lavoro sintattico sia prematuro fino a che non siano stati risolti tutti i problemi concernenti la fonemica e la morfologia.

La grammatica deve essere formulata come un sistema autonomo indipendente dalla semantica. In particolare, la nozione di grammaticalità non può essere identificata con l'essere dotato di significato (né ha alcuna relazione speciale, sia pure approssimativa, con la nozione di grado di approssimazione statistica). Nel perseguire questo studio indipendente e formale, abbiamo trovato che un semplice modello di linguaggio qual è quello di un processo markoviano a stati finiti che produca frasi da sinistra a destra non è accettabile, e che per la descrizione delle lingue naturali sono necessari livelli linguistici abbastanza astratti come la struttura sintagmatica e la struttura trasformazionale.

A possibile semplificare notevolmente la descrizione dell'inglese e, nello stesso tempo, penetrare più a fondo nella sua struttura formale limitando la descrizione diretta in termini di struttura sintagmatica ad un nucleo di frasi fondamentali (semplici, dichiarativi, attive, e prive di sintagmi nominali o verbali complessi), e derivando tutte le altre frasi da queste (più esattamente, dalle stringhe che sottostanno ad esse) per mezzo di trasformazioni, eventualmente ripetute. Viceversa, una volta trovato un insieme di trasformazioni che convertano frasi grammaticali in frasi grammaticali, possiamo determinare la struttura in costituenti di particolari frasi esaminando il loro comportamento quando sono sottoposte a tali trasformazioni secondo diverse analisi in costituenti.

Di conseguenza, le grammatiche risulteranno dotate di una struttura tripartita. Una grammatica possiede una sequenza di regole con cui è possibile ricostruire la struttura sintagmatica e una sequenza di regole morfofonemiche che convertono stringhe di morfemi in stringhe di fonemi. A connettere queste sequenze, c'è una sequenza di regole trasformazionali che convertono le stringhe generate dalla struttura sintagmatica in stringhe cui si applicano le regole morfofonemiche. Le regole a struttura sintagmatica e le regole morfofonemiche sono elementari in un senso in cui non lo sono le regole trasformazionali. Per applicare una trasformazione ad una stringa: dobbiamo conoscere la storia di derivazione di tale stringa mentre, per applicare regole non trasformazionali, è sufficiente conoscere la forma della stringa cui la regola si applica.

Una conseguenza automatica del tentativo di costruire la più semplice grammatica per l'inglese in base ai livelli astratti sviluppati nella teoria linguistica, è che l'apparente comportamento irregolare di certe parole (per esempio, «have», «be», «seem») risulta essere in effetti un caso di regolarità di livello superiore. Troviamo inoltre che a certe frasi viene assegnata, su qualche livello, una duplice rappresentazione, e che a molte coppie di frasi viene assegnata, su qualche livello, una rappresentazione simile o identica. In un numero notevole di casi una duplice rappresentazione (omonimia di costruzione) corrisponde ad una ambiguità della frase rappresentata, mentre una rappresentazione simile o identica corrisponde a casi di similarità intuitiva degli enunciati.

Più in generale, sembra che la nozione di «comprensione di una frase» debba essere parzialmente analizzata in termini grammaticali. Per comprendere una frase è necessario (anche se non sufficiente) ricostruire la sua rappresentazione su ogni livello, incluso il livello trasformazionale in cui le frasi nucleari sottostanti a una data frase possono essere concepite, in un certo senso, come gli 'elementi di contenuto elementari' da cui si costruisce la frase in questione. In altre parole, uno dei risultati dello studio formale della struttura grammaticale è costituito dal fatto che si porta alla luce uno schema sintattico in grado di sostenere l'analisi semantica. La descrizione del significato può fare riferimento vantaggiosamente a questo schema sintattico sottostante, benché considerazioni semantiche sistematiche non siano apparentemente di alcun aiuto nella sua determinazione. La nozione di 'significato strutturale' in quanto opposta a 'significato lessicale' sembra essere, comunque, alquanto sospetta, ed è dubbio che i mezzi grammaticali disponibili nel linguaggio siano usati in modo sufficientemente coerente da permetterci di assegnare direttamente ad essi un significato. Cionondimeno, troviamo molte correlazioni importanti fra la struttura sintattica e il significato; o, in altri termini, troviamo che i mezzi grammaticali sono usati in modo abbastanza sistematico. Queste correlazioni possono costituire l'oggetto di una teoria del linguaggio più generale che si occupi della sintassi e della semantica e dei loro punti di connessione.

 

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Riferimenti


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