Autore Frank Cottrell Boyce
CoautoreSteven Lenton [illustrazioni]
Titolo L'incredibile Broccoli Boy
Edizioneil Castoro, Milano, 2017 , pag. 342, ill., cop.rig., dim. 14,5x21x2,5 cm , Isbn 978-88-6966-161-7
OriginaleThe Astounding Broccoli Boy
EdizioneMacmillan, London, 2015
TraduttoreLaura Bortoluzzi
LettoreSara Allodi, 2017
Classe ragazzi












 

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Pagina 1

Mentre la città dorme, dal suo solitario
avamposto sui tetti un eroe misterioso
veglia su di lei



Ogni storia ha il suo eroe.

Non devi far altro che assicurarti di essere tu quell'eroe.

La prima notte all'Ospedale universitario Woolpit Royal, ho pensato che fosse arrivata la mia occasione. Il mio compagno di stanza era sonnambulo. Mani lungo i fianchi, testa alta, come un sinistro omino Playmobil è arrivato fino alla porta del reparto, che è chiusa con un codice di sicurezza. Non volevo disturbare l'infermiera del turno di notte, così l'ho seguito. Ha schiacciato alcuni pulsanti sul tastierino numerico. La porta si è aperta e lui se n'è andato per i corridoi deserti dell'ospedale, passando per la mensa del personale — dove mi sono fatto distrarre dal formaggio —, e ha varcato l'uscita di emergenza.

Ho pensato che saremmo usciti in strada.

Avevo dimenticato che ci trovavamo al dodicesimo piano.

Eravamo sulla soglia di una specie di casupola sul tetto dell'ospedale.

Metri e metri più sotto, la città scintillava come un gigantesco albero di Natale. Il ragazzo ha continuato a camminare come un sinistro omino Playmobil fino al cornicione. Un passo in più e SPLAT!, si sarebbe spiaccicato sull'asfalto giù di sotto. Avevo pensato di gridare il suo nome, ma se si fosse svegliato con uno spavento e avesse perso l'equilibrio?

Il suo nome, comunque, era Tommy-Lee Komissky – anche se tutti lo chiamavano il Bieco Komissky. E il mio nome è Rory Rooney. Eravamo in classe insieme. Lui era il più grosso e il più cattivo. Io ero il più piccolo e il più debole. Potrei stare qui a raccontarvi di tutte le volte che mi ha spappolato i panini, che mi ha buttato lo zaino giù dall'autobus, che ha buttato me giù dall'autobus. Ma in quel momento non ci stavo pensando. Invece pensavo: ecco, questa è la mia superoccasione per fare l'eroe.

Devo soltanto salvargli la vita.

Finché non fa un altro passo, sarà facile.




C'è stato il bagliore di un fulmine.

Lui ha avuto un sussulto.

Io ho sbattuto le palpebre.

C'è stato il rombo di un tuono.

Lui ha fatto un altro passo.

Poi il Bieco Komissky è caduto dal tetto.

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Pagina 3

Un attimo dopo...



L'ho visto cadere. Ero sulla porta dal lato opposto del tetto. Non c'era niente che potessi fare per aiutarlo. Ma un attimo dopo...

Ero in piedi accanto a lui.

In strada.

Tra una fila di bidoni dell'immondizia e un enorme cassonetto senza coperchio.

L'avevo salvato.

Ho alzato gli occhi al tetto, dodici piani sopra di noi. Come eravamo arrivati da lì a qui?

Come?

Be', la verità è che sono incredibile.

E questa è la storia di come sono diventato incredibile.




Eravamo caduti da un edificio di dodici piani. Non ci eravamo spiaccicati sull'asfalto. Non avevamo fatto un buco nell'asfalto. Non eravamo rimbalzati. Non avevamo neanche un graffio. La caduta ci aveva lasciato completamente illesi, anche se aveva svegliato il Bieco.

Lui si è guardato intorno, si è stiracchiato e ha grugnito: «Che succede? Dove siamo? Stai cercando di ficcarmi in un bidone dell'immondizia?!» (Potrebbe sembrare una domanda insolita ma, quando eravamo a scuola, il Bieco Komissky una volta mi ha ficcato in un bidone dell'immondizia. Probabilmente credeva che stessi cercando la mia Vendetta). Mi ha spinto in un angolo per bloccarmi il passo. Ma non avevo paura.

Quella notte – per la prima volta da quando lo conoscevo – non avevo paura del Bieco Komissky.




Quella notte non avevo paura di niente.




«Che ci facciamo qui? Come ci siamo arrivati?»

Ho guardato la cima dell'edificio – molto, molto sopra la mia testa, così in alto che la vedevo a malapena. «Abbiamo saltato», ho detto. «Da lassù.»

Anche lui ha alzato gli occhi. «Mi prendi in giro, Rory Rooney?» Ha tirato indietro il pugno, pronto a colpirmi.

«No.»

«Non è possibile. Saremmo morti.»

«Ma sì che abbiamo saltato. E non siamo morti. E», ho detto, «questa non è l'unica cosa inspiegabile. Quando siamo usciti dal reparto, tu hai aperto la porta nel sonno. Quando eravamo sul tetto, io ho fatto un piccolo teletrasporto. Cosa significa? Pensaci».

Il Bieco Komissky sembrava avere appena ingoiato una vespa impazzita.

Temevo che si sarebbe sentito male. «Come va? Cos'è successo? Stai bene?»

«Sto pensando.»

«Oh. Giusto.»

«No. Inutile. Non mi viene in mente niente.»

«Okay, Tommy-Lee, ascolta.» Quella, per inciso, era la prima volta che lo chiamavo con il suo vero nome. «Ci hanno messo in quarantena all'ospedale universitario Woolpit Royal perché credono che siamo malati. E se non fossimo malati? E se fossimo... dei supereroi?»

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Pagina 6

Come siamo diventati incredibili...



Nessuno nasce Super (tranne Superman ovviamente).

L'Incredibile Hulk era il mite scienziato Bruce Banner finché non è stato investito dall'esplosione della sua bomba a raggi gamma.

Spiderman era il fragile peso piuma Peter Parker finché non è stato punto da un ragno radioattivo.

Swamp Thing era un botanico. Stava cercando un modo per rendere fertili i deserti, ma è morto e la sua anima è rimasta incastrata in un cespuglio.

Loro non hanno scelto di essere eroi. Non volevano nemmeno essere eroi. C'è stato un evento soprannaturale e sono diventati delle creature incredibili. Forse sarebbero potuti andare all'ospedale per farsi togliere l'incredibilezza. E invece no. Hanno scelto di usarla per il Bene. Θ questo che li ha resi degli eroi.

Per noi è stato esattamente lo stesso.

Quando ho guardato il tetto dell'ospedale, mi è sembrato di vedere tutte le cose strane che ci erano successe, una scia lunga come la coda di una cometa. La vita mi è passata davanti in un lampo come le pagine di un fumetto di Spiderman!

E a me i fumetti nemmeno piacciono (a mio padre sì, ma a me no)!

Sulla copertina di questo fumetto c'era un'immagine di me e Tommy-Lee e la frase «Come siamo diventati incredibili... leggete e lo scoprirete».

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Pagina 8

L'attacco dei Gattini Killer



Avviso di Salute Pubblica:
L'infezione di origine felina del tratto respiratorio —
comunemente nota come "influenza felina" — è un virus
diffuso dai gatti domestici. Anche se non particolarmente
grave, il virus è estremamente contagioso. Potete evitare
l'infezione riducendo al minimo il contatto con i gatti.
Se avete un gatto, siete pregati di tenerlo in casa finché
l'epidemia non sarà finita. Grazie.



Nessuno la chiamava influenza felina tranne i giornali. La chiamavano tutti "Gattini Killer". Soprattutto mia mamma. Noi non avevamo un gatto, ma in compenso avevamo una gattaiola — l'avevano messa quelli che abitavano in casa nostra prima di noi. Mamma ha inchiodato la gattaiola e ha disseminato pastiglie repellenti per gatto in tutto il giardino sul retro.

«Non avere paura, tesoro», le diceva papà. «Sei l'unica ad aver paura.»

«Solo perché sono l'unica ad aver paura non vuol dire che una cosa non faccia paura», diceva mamma.




Su questo aveva assolutamente ragione. Mamma era l'unica ad aver paura quando sono cominciate le lezioni alla scuola media Handsworth. Io avevo paura e avevo super ragione ad averne, perché proprio quel primo giorno il Bieco Komissky mi ha preso lo zaino, ci ha rovistato dentro, ha tirato fuori i panini e se li è pappati sotto ai miei occhi.

Bonnie Crewe — la Ragazza con la Coda di Cavallo Più Lunga del Mondo — gli ha detto: «Perché non te la prendi con uno della tua stazza?».

«Non c'è nessuno della mia stazza», ha grugnito il Bieco, con la bocca piena del mio pranzo, «e anche se ci fosse, perché dovrei rischiare? Θ molto più sicuro prendermela con uno che so di poter schiacciare come un insetto».

«Non hai tutti i torti», ha detto Bonnie, svignandosela subito dopo con la coda ciondolante.




Papà ha spiegato a mamma che in ogni caso il virus non era grave: portava sonnolenza e sintomi simili a quelli della normale influenza. Inoltre, anche per chi aveva un gatto c'era solo il 10% di possibilità di prenderla.

«Se c'è il 10% di possibilità di prenderla», ha detto mamma, «vuol dire che il 10% della popolazione la prenderà».

«No, non è vero.»

«Sì che lo è.»

«No.»

«Sì.»

«No.»

«Se il 10% della popolazione la prende, vuoi dire che il 10% della popolazione si assenterà dal lavoro. E se quel 10% fossero le persone che trasportano la farina ai panifici o il latte dalle latterie? E se fossero le persone che portano il cibo nei supermercati? O quelle che aprono i supermercati la mattina? A quel punto, come la mettiamo? Significa che non circolerà cibo a sufficienza. E la gente farà delle rivolte per il cibo. E se fra le persone troppo malate per andare al lavoro ci fossero dei poliziotti? Non ci sarebbero poliziotti per impedire ai rivoltosi di rivoltarsi, e a quel punto come la mettiamo? Ci sarebbe un tracollo generale dell'ordine e della legalità, tutto per colpa dei Gattini.»

«La possibilità che questo accada ritengo si aggiri intorno allo 0,001%», ha detto papà. «Non c'è nulla di cui preoccuparsi. O al massimo solo allo 0,001%.»

Mamma ha comprato qualcosa come un milione di confezioni di carne in scatola e dieci tonnellate di pasta. Non le ha comprate in un unico grande lotto da un unico grande negozio perché la gente avrebbe potuto vederla, imitarla, e questo avrebbe potuto innescare un'ondata di panico d'acquisto. Ha comprato anche un fornellino da campo con la bombola di gas e un'infinità di fiammiferi e candele in caso fosse saltata l'elettricità, e ci ha costretto a tenere la vasca da bagno piena di acqua fredda in caso fosse finita l'acqua.

«Ora non ho paura», ha detto. «Ora sono preparata.»

Non avere paura, fatti trovare preparato è il titolo di un libro che le aveva comprato papà. Il sottotitolo recitava: «Le situazioni pericolose non sono tali se sai cosa fare».

Ti spiega:

    Cosa fare in caso di punture di vespa
    Come accendere un fuoco senza fiammiferi
    Come catturare, scuoiare e cucinare un coniglio
    Come fermare il sangue dal naso
    E cosa fare in caso di un tracollo generale dell'ordine e
        della legalità eccetera.
    E...

    Come affrontare i bulli.



Fino ad allora ogni mio tentativo di impedire al Bieco Komissky di prendersela con me era fallito.

C'era stata la sera in cui avevo provato a impedirgli di buttarmi lo zaino giù dall'autobus dandolo a mia sorella maggiore Ciara, che tornava a casa con la corsa del tardo pomeriggio. Anziché buttare giù il mio zaino, aveva buttato giù me.

C'era stata la volta in cui avevo provato a evitarlo prendendo io l'autobus del tardo pomeriggio. L'aveva aspettato insieme a me, lamentandosi di aver ritardato il suo rientro a casa e mi aveva buttato giù di nuovo.

Ogni giorno mi prendeva i panini dallo zaino e sollevava la fetta superiore per vedere com'erano farciti. Se era una cosa che gli piaceva – tipo il prosciutto – mangiava tutto il panino. Se era una cosa che non gli piaceva – tipo il formaggio – appallottolava il panino nelle sue mani a tagliere, lo gettava a terra e lo schiacciava col piede. SCIAC!

Nella versione a fumetti della storia della mia vita, c'era una vignetta di me nascosto nel ripostiglio dell'aula di geografia, che era sorprendentemente comodo. La didascalia diceva:

«Finalmente Rory Rooney trova pace nella sua Fortezza della Solitudine».

La Fortezza della Solitudine è un immenso complesso nascosto sotto i ghiacci polari dove Superman va a riflettere. Solo che Superman ha dei droidi che gli servono il cibo, mentre io avevo un grosso modellino di cartapesta delle West Midlands nell'Era glaciale, che usavo come tavolo dove appoggiare i panini mentre tendevo l'orecchio ai Guai.




Nella vignetta successiva c'era il Bieco Komissky che irrompeva nel ripostiglio con i suoi amici grossi quasi quanto lui (Kian Power e Jordan Swash) al grido di «Sorpresa!!!».

Nella vignetta si capisce dalla mia espressione che non era affatto una sorpresa per me.

Nella vignetta dopo ancora c'era solo la porta del ripostiglio con le parole «PUM! CRASH! SBAM!» scritte di traverso e la parola «Oh!» che sbucava dalla fessura sotto la porta.




Non avere paura, fatti trovare preparato dice che, se sei vittima di bullismo, la prima cosa da fare è informare un adulto che è responsabile per te – per esempio, un genitore.

«Mamma», ho detto, «a scuola succedono cose brutte».

«Ti sei disinfettato le mani?» Aveva messo un flacone di gel disinfettante accanto alla porta d'ingresso.

«Sì.»

«Allora non preoccuparti. Non prenderemo il virus, e anche se ci dovesse essere un tracollo generale dell'ordine e della legalità, abbiamo la pasta. Abbiamo le candele. Abbiamo l'acqua. Possiamo andare avanti per settimane. Non abbiamo paura. Siamo preparati.»

«Grandioso.»




Ne ho parlato anche con mio papà.

«Quando io avevo problemi a scuola», ha detto, «sai cosa facevo? Me ne andavo di soppiatto nel giardino sul retro mentre tutti dormivano e provavo a chiamare Batman. Avevo un grosso pipistrello di gomma comprato in un negozio di travestimenti, e gli puntavo addosso una torcia contro la fiancata di casa, per fare il Bat-segnale». Papà ha sempre preso insolitamente sul serio i fumetti.

«Funzionava?»

«No. Sai perché?»

«Perché Batman non è una persona in carne e ossa?»

«Esatto. Se ti serve un eroe, devi essere un eroe. Certe volte – per esempio se sei il più giovane o il più piccolo del tuo anno – potresti pensare: come faccio a essere un eroe? Sono il più piccolo del mio anno. Ma non c'è un solo tipo di eroe. Ci sono eroi con dei muscoloni stratosferici capaci di bloccare un treno in corsa a mani nude, salvando così i passeggeri da una Morte Certa. Ma ci sono anche eroi piccoli e gracilini che annientano bulli grandi e grossi usando solo la loro superiore furbizia e intelligenza.»

«Ma io non ho una furbizia o un'intelligenza superiore.»

«Io invece sì.» E per dimostrarmelo mi ha spiegato il suo trucco antigravità. Nel fumetto di Rory Rooney c'era uno schema che ti spiegava come farlo.


                UMILIATE I BULLI CON QUESTO
                SEMPLICE TRUCCO ANTIGRAVITΐ

1. Chiedete al bullo di prendervi in braccio e lui vi prenderà in braccio.

2. Chiedetegli di mettervi giù e di riprovarci.

3. Mentre si prepara a tirarvi su, lasciatevi cadere a peso morto.
   Fissate un punto sul pavimento, fra le sue gambe.

4. Allungate le braccia, costringendo il bullo a prendervi per gli
   avambracci. Quando vi tira su, esercitate con i pollici una lieve
   pressione sull'articolazione interna del suo gomito.
   Continuate a fissare lo stesso punto sul pavimento e a fare il
   peso morto.

5. Non riuscirà a tirarvi su. Funziona sempre.



«Sicuro che funziona sempre?»

«Certo.»




Così l'ho provato.

Dopo che il Bieco mi ha sollevato la prima volta stavo per dire: «Ora... mettimi giù e prova a riprendermi in braccio». Questo è il momento in cui fare la mossa coi pollici e fissare il pavimento eccetera. In effetti, quando ho detto: «Ora mettimi giù», il Bieco mi ha sì messo a terra, a faccia in giù, SBAM! – ma nel bidone dell'immondizia.




In tutte le storie ci sono Eroi e Cattivi, vincenti e perdenti. Se non decidi tu da che parte stare, qualcun altro deciderà per te. Qualcuno come il Bieco Komissky.

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