Copertina
Autore Nawal El Saadawi
Titolo Dissidenza e scrittura
SottotitoloConversazione sul mio itinerario intellettuale
EdizioneSpirali, Milano, 2008, l'alingua 301 , pag. 142, ill., cop.ril.sov., dim. 14,5x21,5x1,5 cm , Isbn 978-88-7770-837-3
TraduttoreMaddalena Mendolicchio
LettoreElisabetta Cavalli, 2009
Classe biografie , paesi: Egitto , femminismo , religione
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Prima giornata, mattina



ARMANDO VERDIGLIONE Incominciamo dal Suo nome.

NAWAL EL SAADAWI Il mio nome, El Saadawi, è il nome di mio nonno, il padre di mio padre, Habash. Non l'ho conosciuto, è morto prima che io nascessi. Ma ho conosciuto mia nonna, Al-Hajja Mabrouka, che noi chiamavamo Sittil Hajja. Era una donna molto forte. Era il capo del villaggio. Era analfabeta e lavorava nei campi.

A.V. E chi era più bravo a raccontare? La nonna paterna o la mamma?

N.E.S. In effetti la nonna, però mia madre e mia nonna erano diverse. Mia nonna, la campagnola, povera, aveva personalità, perché aveva perso il marito quando era giovane e era il capo; era una ribelle, aveva carattere e custodiva tante storie. Mia madre si chiamava Zaynab Hanem Shoukry. Veniva dalla borghesia, era un po' viziata, civettuola, e ci raccontava storie occidentali e storie turche, perché aveva sangue turco. Sulla mia personalità ha inciso di più la nonna, quella paterna, quella analfabeta, la villica, che non mia madre.

A.V. Quindi tutta la tradizione, la storia, gli aneddoti del villaggio sono stati trasmessi attraverso la nonna paterna?

N.E.S. Esatto. Ero molto influenzata, e non soltanto dalle storie, anche se alcune di quelle storie erano negative, sui bhi jinah e gli spiriti, e alcune altre appartenevano al versante tradizionale, patriarcale. Anche mia nonna, donna di villaggio, favoriva i maschi più che le femmine, ma in generale aveva un carattere dissidente e ribelle, il che mi ha influenzata moltissimo. Il suo carattere, il suo agire, le sue azioni quotidiane, la sua ribellione contro i maschi erano molto più delle storie che mi raccontava.

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A.V. E allora i dubbi sull'islam, com'è che poi man mano sono diventati sempre più radicali e come si sono tramutati in battaglia per i diritti civili delle donne?

N.E.S. Primo, il mio dubbio non riguarda soltanto l'islam; il mio dubbio riguarda ebraismo, cristianesimo e islam, fin da quando ero alle scuole elementari con le mie amiche Isis e Sarah. Perché tutte e tre a scuola leggevamo i tre libri sacri, l'Antico Testamento, il Nuovo Testamento e il Corano. Sebbene fossimo giovanissime, quei libri non ci convincevano, sentivamo che lì le donne venivano disprezzate.

Posso citare degli esempi. Quando eravamo bambine, ci fermavamo su alcuni versi dell'Antico Testamento e del Corano, che dicevano che le mestruazioni sono qualcosa di cattivo, che le donne dovrebbero stare separate, che dovrebbero essere purificate. C'è un verso che mi dava davvero da pensare e che fece sorgere in me il dubbio sulla religione e su Dio.

Nell'Antico Testamento si dice qualcosa di molto interessante: "Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni [...]. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue [...]. Ma, se partorisce una femmina, sarà immonda due settimane [...]; resterà sessantasei giorni a purificarsi dal suo sangue" (Levitico, 12,2-5). Il doppio! Dunque, ricordo che da bambine dicevamo: "Ma come? Se mia madre è incinta e partorisce me, femmina, deve purificarsi per sessantasei giorni, ma se partorisce mio fratello deve purificarsi soltanto per trentatré giorni!". E così ridevamo, e loro dicevano: "Questa è la parola di Dio", ma noi non eravamo convinte: "Come può Dio pensare in questo modo?". Poi nell'Antico Testamento si dice anche che la donna dovrebbe sacrificare un agnello o altra carne e offrirla a Dio, per essere "purificata dal flusso del suo sangue" (Levitico, 12,6-7). E noi dicevamo: "Ma che relazione c'è tra uccidere un agnello o un pollo o un'anatra e offrirli a Dio, per purificarsi del sangue?". Non aveva senso.

Noi tre, io, l'ebrea e la copta, giovanissime, iniziammo a dubitare. Rifiutavamo questa logica di Dio secondo cui le donne sono tanto disprezzate. E poi questo dubbio iniziò a crescere con me: più diventavo grande, più leggevo i tre libri sacri e facevo confronti, più il dubbio cresceva. Ricordo una cosa molto divertente. Leggendo il Corano avevo notato che non c'erano sacrifici di polli a Dio, non c'erano offerte, e così dissi alla mia amica ebrea: "È un bene essere musulmane, perché non abbiamo soldi per comprare e fare offerte a Dio". Perché è anche una questione di classe: una donna ricca può essere più pulita, perché ha più polli e più agnelli da offrire.

Il mio dubbio non era soltanto nei confronti dell'islam, riguardava le tre religioni monoteistiche, e più leggevo più i miei dubbi aumentavano. In seguito, alla facoltà di Medicina, trascorsi anni a fare confronti e persino ora porto con me i tre testi sacri in arabo e in inglese. Li studiavo, li confrontavo, perché dicevano che quella è la parola di Dio, e io dovevo studiare la parola di Dio e confrontarla. Dunque, i miei dubbi aumentavano sempre più, fino a quando non scrissi la mia opera teatrale che si può leggere in inglese, God Resigns at the Summit Meeting, Dio si dimette nell'incontro al vertice.

A proposito: quattro giorni fa, il 13 maggio 2008, ho vinto la causa in tribunale. È una data storica: ho vinto contro il movimento fondamentalista, che chiedeva che non mi fosse permesso andare in Egitto a causa della mia opera teatrale God Resigns at the Summit Meeting, molto critica verso i tre libri sacri. Dunque, questa è la lotta.

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DAL PUBBLICO Ha parlato di un figlio, avuto con l'attuale marito.

N.E.S. Mi dispiace davvero, perché ho parlato molto velocemente dei miei figli. Mia figlia, Mona Helmy, fa la scrittrice e la poetessa e vive in Egitto. È figlia del mio primo marito, il dottor Ahmed Helmy. Dal secondo marito, il giudice, non ho avuto figli, non volevo nessun ricordo di lui. Da Sherif, il terzo marito, ho avuto un figlio, si chiama Atef Hetata e fa il regista cinematografico. In realtà si è laureato, è ingegnere, il più bravo della facoltà di Ingegneria, ma lui voleva fare film, così è diventato regista cinematografico.

In effetti, siamo una famiglia molto strana, una famiglia atipica. Sherif è medico, era il più bravo alla facoltà di Medicina. Ha lasciato la medicina per entrare in politica e è finito in prigione per anni. Era un dissidente, un ribelle. Mia figlia ha un dottorato in economia politica e lo ha buttato nella spazzatura per iniziare a scrivere poesie e racconti, e scrive per "Semana". Mio figlio era il più bravo alla facoltà di Ingegneria, e non voleva fare l'ingegnere, è andato a fare film. Anch'io mi sono laureata alla facoltà di Medicina e non volevo fare il medico!

Dunque, è una famiglia molto strana. Ma penso sia utile, perché combiniamo scienza e arte. In effetti, non c'è nessuna separazione tra quelle che chiamiamo scienza e arte, sono un tutt'uno. Non vedo contraddizione tra medicina e letteratura, tra narrativa e saggistica. Scrivo libri, scrivo di narrativa e saggistica: sono inseparabili. Dal 1993, negli Stati Uniti e in altre università, per esempio in Spagna, insegno una materia che chiamo "creatività e dissidenza": il rapporto tra essere creativi e essere dissidenti, il rapporto tra scienza e arte e tra medicina e letteratura e politica. Non possiamo separarle. Negli Stati Uniti, credo a Seattle, ho tenuto un corso che ho chiamato "scrittura narrativa e saggistica", in cui insegnavo che non c'è separazione tra ciò che chiamiamo narrativa e ciò che chiamiamo saggistica, perché non c'è separazione tra corpo, mente e spirito, sono un tutto, perciò non possiamo separarli. Da psichiatra, non separo i disturbi psicologici dai disturbi fisici. Per questo li chiamiamo disturbi psicosomatici: psicosomatico significa disturbo fisico e psicologico; non si possono separare. Non si può tagliare la testa dal corpo, sono un tutto!

DAL PUBBLICO Vorrei chiederLe se nella sua famiglia si praticava l'infibulazione e in particolare se Lei l'ha subita.

N.E.S. Il termine infibulazione differisce da circoncisione, perché ci sono differenti tipi di mutilazione genitale femminile e di mutilazione genitale maschile. L'infibulazione è più o meno la forma sudanese, molto grave perché vengono tagliati tutti gli organi esterni, la clitoride, le piccole labbra, le grandi labbra, poi vengono suturati e rimane un piccolo orifizio per il sangue mestruale e l'urina. La prima volta che ho esaminato una donna sudanese sono rimasta inorridita dalla sfigurazione degli organi genitali. Questa si chiama infibulazione.

In Egitto la circoncisione è il solo taglio della clitoride, la chiamano la forma sunnita. In alcune famiglie tagliano soltanto parte della clitoride, la punta. Nella mia famiglia tagliano l'intera clitoride, come è stato fatto a me e a mia madre e alle mie sorelle. Ma per mia figlia l'ho impedito. E da quando ho scritto il mio libro, molte famiglie hanno incominciato a non circoncidere le loro figlie.

Anche la circoncisione maschile va contro la salute, eppure molte persone tacciono in proposito, il che è altrettanto grave.

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A.V. Com'era la Sua vita e quella degli abitanti nel villaggio di Kafr Tahla, poi a Alessandria, a Menouf e al Cairo, nei vari quartieri in cui è stata? Com'era la vita sociale e civile?

N.E.S. Il villaggio era poverissimo e mia nonna, la madre di mio padre, era una povera contadina che lavorava molto duramente per provvedere ai suoi sette figli: un maschio e sei femmine. Ovviamente, la vita sociale, economica e culturale del villaggio era molto arretrata. Un esempio: mia nonna, che si ribellava al re e agl'inglesi, non mandò le sue figlie a scuola; le sei figlie rimasero al villaggio a lavorare sodo nel campo per mandare a scuola mio padre. Quindi mio padre, che era l'unico maschio, ebbe il privilegio di andare a scuola al Cairo e poi a Al-Azhar, e di passare dalla classe povera contadina alla media borghesia. Chi si era sacrificato per questo? Le sue sei sorelle e sua madre. Ecco perché mio padre ha potuto sposare mia madre, che proveniva da una classe più alta: grazie ai sacrifici di sua madre e delle sue sorelle. Dunque la situazione sociale e culturale nel villaggio non era a vantaggio delle donne, era a favore degli uomini, dei maschi. Io sono stata fortunata a avere lasciato il villaggio, perché se fossi rimasta lì sarei stata come le mie zie, sarei potuta andare in sposa a dieci anni. Ma ho avuto la fortuna che mio padre andò a Alessandria, nella città dove fui esposta a un'altra cultura.

Alessandria è una città relativamente progressista, sul Mediterraneo, influenzata dalla cultura universale; andavo a scuola, quindi mi trovavo in una situazione migliore. A scuola ero molto brava; adoravo la scuola, la scuola per me era la liberazione da casa, la liberazione dalla povertà, era andare via. All'epoca, nel 1936, a Alessandria esisteva un movimento di massa contro gl'inglesi, c'erano molte dimostrazioni per le strade. Ricordo che quando ero piccolina, per le strade vedevo tanta gente che gridava, e mio padre era uno di loro! Era un insegnante di scuola, e dimostrava con gli studenti per le strade, contro il governo e contro gl'inglesi. Così il governo punì mio padre, perché partecipava al movimento di massa, e lo mandò da Alessandria a Menouf, che è un piccolo villaggio, migliore di quello dove sono nata, ma in confronto a Alessandria la cultura, la società e l'economia erano relativamente arretrate. Mio padre andò a Menouf nel 1938 e lì trascorse dieci anni senza alcuna promozione, fino al 1948, quando si trasferì al Cairo.

A.V. Com'era la vita sociale e civile a quell'epoca a Alessandria, e poi al Cairo? Una città come Il Cairo, dagli anni quaranta a oggi, si è trasformata moltissimo, quindi anche questo può essere interessante.

N.E.S. Come ho detto, Alessandria era una città relativamente progressista e il movimento di massa, il movimento studentesco, gli operai, il sindacato, gli insegnanti, le classi povere, tutti costoro si univano e dimostravano; esisteva un movimento sociale, una protesta politica contro la povertà, contro il colonialismo britannico, contro il re e contro la schiavitù. Ma in quel momento non ero ancora a conoscenza di un qualsiasi movimento femminista in Egitto.

Entrai alla facoltà di Medicina nel 1949 e lì c'erano classi diverse, c'erano anche i ricchissimi. Nessuno poteva entrare facilmente alla facoltà di Medicina. Io ci entrai perché avevo voti alti. In Egitto, l'istruzione dipende da che voti hai. La massima facoltà in Egitto è la facoltà di Medicina, e poi quella di Ingegneria: le chiamano le facoltà di prima classe. Sono gli studenti che hanno i voti più alti a andare alla facoltà di Medicina, e io ci sono andata perché ero la più brava della mia classe, ci sono andata nonostante fossi femmina. Se mi fossi trovata negli Stati Uniti, all'epoca, non avrei mai potuto entrare alla facoltà di Medicina, perché esisteva una quota per i neri e una quota per le donne. Ma in Egitto eravamo più progressisti. Molti mi chiedono: "Come ha fatto a diventare medico?". Sono diventata medico nonostante fossi povera. Mio padre non avrebbe potuto pagare le tasse scolastiche, molto costose, e i libri; ho ottenuto una borsa di studio perché avevo voti altissimi, per questo sono entrata alla facoltà di Medicina. Lì, ovviamente, ho incontrato le classi superiori, gente ricchissima, e gli studenti ricchi della media borghesia; erano pochissimi quelli che provenivano dalle classi povere e avevano una borsa di studio.

I tre anni dal 1949 al 1951 furono radicali, molto importanti, perché la rivoluzione, quella che chiamiamo la rivoluzione di luglio del 1952, giunse grazie alle dimostrazioni. Ricordo che in quei tre anni al Cairo, poco prima della rivoluzione, ero per strada quasi tutti i giorni: dimostrazioni contro il re, contro gl'inglesi, contro la schiavitù, contro la povertà. Tanti studenti venivano uccisi; molti miei colleghi della facoltà di Medicina furono uccisi per le strade nel corso del 1950, e anche nel gennaio 1951, e poi nel gennaio 1952. Nel 1956 ci fu anche la guerra nel Canale di Suez. Alcuni tra gli studenti partirono volontari per combattere gl'inglesi. Uno di loro, il mio primo marito, il padre di mia figlia, lasciò la facoltà di Medicina e andò nel Canale di Suez a combattere; così perse due anni di studi.

Avvenne qualcosa di molto importante: fu il giorno in cui Il Cairo venne bruciata. Fu nel gennaio 1952, poco prima della rivoluzione, che scoppiò il 23 luglio dello stesso anno. In gennaio la città venne incendiata: fu un evento storico. Eravamo per le strade, ricordo le fiamme e il fuoco provenire dagli edifici. Chi incendiò Il Cairo? Cosa accadde? Furono gl'inglesi e il re a contribuire all'incendio, per poter arrestare i guerriglieri: volevano fermare la rivoluzione, fermare le dimostrazioni, e non trovarono altro modo se non appiccare il fuoco e accusare l'opposizione, gli studenti e la gente presente alle dimostrazioni.

Questo è uno degli eventi crudeli che influirono sul mio primo marito. All'epoca non era ancora mio marito, eravamo fidanzati, portavamo soltanto gli anelli. Lui lasciò la facoltà di Medicina e andò a combattere gl'inglesi, mentre il governo dell'Egitto — è questo che chiamiamo il tradimento del governo — tradì gli studenti e i guerriglieri, incendiò Il Cairo e mise tutti quei giovani in prigione. Alcuni di loro morirono nel Canale, altri morirono psicologicamente a causa del tradimento. Mio marito fu uno di questi, soffrì psicologicamente tantissimo, specialmente per l'incendio della città.

Poi, il 23 luglio 1952, Nasser e un gruppo di militari dell'esercito diedero avvio alla rivoluzione. L'esercito tolse potere a re Farouk, lo mise su una nave con la sua famiglia e i suoi gioielli e lo spedì in Italia. Così lui andò a Capri. Morì a Roma nel 1965.

Queste sono state le valutazioni politiche e sociali in Egitto. Sono cresciuta in un periodo molto critico e questo ha avuto un'influenza politica su di me.

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A.V. Quindi questo movimento fondamentalista dei Fratelli musulmani è stato favorito per un certo tempo dalle potenze straniere?

N.E.S. Certamente. Fin dall'inizio del XX secolo, negli anni venti e trenta, i Fratelli musulmani erano sostenuti dai colonialisti in Egitto, come lo è stato Bin Laden. Di solito dico che George Bush e Bin Laden sono gemelli; sono le due facce della stessa medaglia. È stato il governo americano a creare i gruppi di Bin Laden per combattere l'Unione Sovietica in Afghanistan. Questo accadeva negli anni ottanta.

Lo stesso è avvenuto in Egitto negli anni trenta, quaranta e cinquanta, prima della rivoluzione e durante il governo di Nasser: gl'inglesi sostenevano i gruppi islamici, i Fratelli musulmani, per combattere Nasser.

Da qui si capisce il pericolo dei gruppi religiosi, e si capiscono anche i meccanismi del potere coloniale britannico e del potere neocoloniale americano.

A.V. I Fratelli musulmani sono sempre stati presenti, nelle varie epoche. Qual è stato il loro progetto da quando questo movimento è sorto fino a oggi, nei vari periodi?

N.E.S. In effetti il loro obiettivo è molto complesso. Non hanno nessun programma sociale. Hanno quello che chiamano il "programma islamico". Tra i Fratelli musulmani ci sono tante persone che conosco e che sono state messe in prigione con i marxisti. I Fratelli musulmani, appoggiati dagl'inglesi, cercarono di uccidere Nasser. I marxisti non erano soddisfatti del suo programma sociale, perché non era realmente un socialista. Perciò, i due nemici di Nasser erano i Fratelli musulmani e i comunisti: così li mise in prigione. Mio marito trascorse dieci anni in prigione sotto Nasser insieme ai Fratelli musulmani, quindi si conoscono molto bene.

Il movimento dei Fratelli musulmani ha molto potere, adesso, in Egitto. Sono schierati contro di me e hanno spinto alcuni degli avvocati fondamentalisti a istruire una causa contro di me in tribunale, che io ho vinto proprio quattro giorni fa. E lo hanno fatto con molti intellettuali, molti poeti, molti scrittori. Dicono di non essere fanatici come Bin Laden e altri gruppi, invece lo sono, e si nascondono sotto una facciata da moderati. Lavorano con gli americani, con gl'inglesi e con tutti i poteri esterni, sotto il nome di islam. In Egitto abbiamo anche il movimento fondamentalista cristiano, incoraggiato da Sadat. Dopo la morte di Nasser nel 1970, Sadat incoraggiava sia i fondamentalisti islamici, i Fratelli musulmani, sia i fondamentalisti cristiani. Le farò un esempio: quando frequentavo la facoltà di Medicina, non c'era una sola studentessa con il velo in tutta l'università. Eravamo tutte così, non c'era fanatismo; le donne venivano incoraggiate a andare a scuola, a occuparsi delle arti. Sotto Sadat, quando mia figlia Mona frequentava l'università, il trenta per cento delle studentesse portava il velo. Aumentarono i veli, aumentò la circoncisione femminile, si diffuse il fanatismo, l'oscurantismo, tutte le idee religiose fondamentaliste giunsero sotto Sadat, con l'aiuto degli americani.

I Fratelli musulmani appaiono ogni volta che abbiamo una rinascita della religione. Tornando al loro ruolo, se li interroghiamo sul programma, risulta che non hanno nessun programma! Dicono: "Il nostro programma è l'islam. Il nostro programma è la Shari'a, il Corano! Il Corano è la nostra costituzione". Allora chiediamo: "Cosa c'è nel Corano?". Non c'è nulla, nel Corano! Il Corano, come la Bibbia, come tutti i libri sacri, è generico; sono idee generiche, non c'è nessun programma politico-economico. Dunque, è solo una montagna di bugie! Non hanno nessun programma, se non che sono fanatici, vogliono assumere il potere, mettono il velo alle donne e interpretano l'islam in maniera molto restrittiva. Mio padre era musulmano, era un insegnante di scuola islamico, laureato a Al-Azhar. Non ci ha mai messo il velo, mi ha mandata alla facoltà di Medicina, era illuminato, mentre i Fratelli musulmani propugnano l'interpretazione più arretrata dell'islam.

A.V. Hanno paura delle donne, i Fratelli musulmani?

N.E.S. Sì. Hanno paura delle donne, le odiano, le disprezzano, come i fondamentalisti cristiani, come i fondamentalisti ebrei: nei tre libri sacri le donne vengono disprezzate. Se si studiano l'Antico Testamento, il Nuovo Testamento, il Corano, e io questi tre libri li ho studiati e li ho confrontati, appare evidente come le donne vengano disprezzate. Eva è una peccatrice; mangiò dall'albero della conoscenza, ma era la peccatrice, la donna cattiva. C'è tanto razzismo nei tre libri sacri. Pensiamo alla parola "infedele": questo è un concetto comune a tutte e tre le religioni monoteistiche. L'infedele è la persona che non crede nel mio Dio, e dovrebbe essere uccisa. Dunque, c'è il concetto di infedele, l'inferiorità delle donne, il razzismo, il fanatismo e l'oppressione di classe — donne e schiavi sono disprezzati nei tre libri sacri. I Fratelli musulmani riflettono proprio questo: mettono il velo alle donne, circoncidono le donne, odiano le donne.

Mi chiamano il demonio: il mio nome è "il demonio bianco", a causa dei miei capelli bianchi. Chiunque sia diverso da loro è il demonio.

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N.E.S. Posso dire del periodo che va da Nasser a Sadat e poi da Sadat a Mubarak. Nasser è morto il 28 settembre 1970, Sadat è morto il 6 ottobre 1981. Mubarak è salito al potere nel 1981; fino a oggi, è al potere da ventisette anni.

I cambiamenti culturali accompagnano i cambiamenti politici e economici; la cultura non è separata dalla politica e dall'economia e dalla sessualità e dalla religione, e questo è il modo in cui insegno la creatività e la dissidenza. La creatività è eretta sulla capacità di connettere ciò che chiamo la conoscenza frammentaria — perché all'università riceviamo una conoscenza frammentaria: la gente studia politica e non sa niente di salute, studia economia e non sa niente di politica, studia la sessuologia, la storia, la cultura e non sa niente del resto. In particolare, la cultura è diventata una moda, specialmente negli Stati Uniti. Di solito si cerca di separare la cultura dalla politica. Io non lo faccio, perché la cultura, come la religione, è serva del sistema politico.

Quando si ha un sistema politico progressista, contro la classe, contro il patriarcato, contro la schiavitù, allora la cultura cambia e cambia anche la religione, e si ha una migliore interpretazione della religione, si ha un sistema di valori culturali migliore. Il sistema politico è il vero potere in una società, perciò ogni qualvolta il sistema politico e quello economico cambiano — perché politica e economia camminano insieme — i cambiamenti culturali seguono. Perciò sotto Nasser, negli anni sessanta, dato che il regime politico era relativamente progressista, relativamente socialista, la cultura era cambiata e avevamo nuovi sistemi di valori culturali. Io ero giovane e venivo incoraggiata a costruire; avevamo uno slogan: costruire la società socialista in Egitto. Sono stata educata a questo negli anni sessanta. Eravamo giovani medici molto favorevoli ai cambiamenti sociali, contrari alle classi, contrari al feudalesimo, contrari al colonialismo, e il governo incoraggiava la cosa. E se Nasser non fosse stato un dittatore, né un militare, l'Egitto avrebbe potuto cambiare totalmente, ma a causa della sua limitatezza, e anche a causa dei poteri militari esterni, si verificò la sconfitta. Quanto alla cultura, quando Sadat giunse al potere cambiò l'intero sistema politico. Sotto Nasser l'Egitto aveva iniziato a essere indipendente: congedammo gl'inglesi e il re, ci fu la nazionalizzazione del Canale di Suez e delle banche, la povertà cominciò a attenuarsi. C'era un grande incoraggiamento, c'erano tanti scritti per il progetto negli anni sessanta; io scrivevo molto in quel periodo. Ma eravamo critici verso Nasser; se fosse sopravvissuto, avrei potuto finire in prigione, perché avevamo iniziato a criticarlo e a lui le critiche non piacevano. Stava fiorendo un movimento che incoraggiava le donne, incoraggiava l'eguaglianza tra uomini e donne, contro la religione; in effetti Nasser aveva messo in prigione i Fratelli musulmani e combatteva anche contro Al-Azhar, l'università islamica reazionaria.

Quando Nasser fu sconfitto, e poi morì, nel 1970, arrivò Sadat, e con lui giunsero ì progetti americani, l'invasione americana dell'Egitto, l'invasione economica, culturale e politica; ecco perché andai in prigione. Il trattato di Camp David, la cosiddetta pace con Israele, non era pace, era guerra. Con il trattato di Camp David, Israele cominciò a prendere armi dagli Stati Uniti e a sviluppare il proprio potere nucleare. Adesso Israele è la superpotenza militare della regione. Quanto al progetto americano in Egitto, è iniziato con Sadat: lo controllavano, e Sadat era un militare ignorante. Lo incontrai, ebbi una discussione con lui, partecipavo alle riunioni, per questo mi odiava; la maggior parte dei militari non rispettano gli scrittori o la mente, credono soltanto nel fucile. Sadat era un militare e non sapeva niente di niente, conosceva solo le forze armate, e veniva usato dai poteri americani.

Così l'intero progetto di Nasser finì. Finì il progetto della medicina sociale, tornammo al privato. Sotto Sadat è iniziata la privatizzazione di tutto, persino della medicina; pagammo i tanti anni spesi a combattere per la medicina sociale, tornammo alle cliniche private, alla medicina privata, al capitalismo, alle multinazionali, agli investimenti stranieri in Egitto. L'Egitto divenne il mercato. La politica di Sadat veniva chiamata "la politica delle porte aperte": Sadat aprì le porte dell'Egitto economicamente, politicamente e culturalmente agli americani, e noi iniziammo a avere più povertà di prima. Ora, siccome Mubarak è la continuazione di Sadat, siamo tornati indietro alla società del due per cento: il due per cento della gente, inclusa la famiglia del governo, possiede tutto, e il novantotto per cento della gente è povera. Secondo le ultime statistiche, il sessanta per cento degli egiziani vive al di sotto della soglia di povertà, con meno di due dollari al giorno. Dunque c'è stato un arretramento, anche culturale.

Oltre a questo, Sadat incoraggiava i fondamentalisti, i Fratelli musulmani, i fondamentalisti cristiani, e utilizzava la religione per mettere il velo alla mente. La gente aveva ripreso a essere religiosa, fanatica. Mio padre non ci aveva mai messo il velo; eravamo sei figlie femmine, siamo andate tutte all'università. Sotto Sadat, tutte le mie sorelle iniziarono a portare il velo. Lui mise il velo alla mente della gente attraverso i media: tutti parlavano di religione, di islam, di cristianesimo, della chiesa, della moschea. Il linguaggio diventava religioso, e così anche la cultura. C'è tuttora un paradosso molto interessante: l'americanizzazione e l'islamizzazione dell'Egitto. Lo si può notare al Cairo: camminando per le strade, specialmente nei distretti ricchi, come quello della American University, si incontrano giovani studentesse che si coprono la testa, indossano i blu jeans e hanno la pancia nuda: islamizzazione della testa e americanizzazione della pancia! È un paradosso: come può essere che una donna si copra il capo e lasci scoperta la pancia? Ma sta accadendo esattamente questo. Americanizzazione, cultura americana, consumismo.

Cos'è la cultura americana? Insegno negli Stati Uniti ormai da molti anni, quindici, e secondo la cultura americana, la cultura capitalistica, le donne sono oggetti sessuali, sono nude. Ero a una festa a New York, qualche settimana fa, e le donne avevano tutte il seno nudo. È la moda. Le donne sono oggetti sessuali, e di solito la nudità e il velo vanno mano nella mano. Le donne o portano il velo per religione o sono nude per consumismo. Quando sono negli Stati Uniti mi dicono: "Perché non fai un intervento di chirurgia plastica per nascondere le rughe e apparire più giovane?". E io rispondo: "Perché dovrei apparire più giovane? Non m'importa della mia età. Ho più di settant'anni, sono orgogliosa della mia età". "No, ma dovresti apparire bella". Io rispondo: "Cosa intendete per bellezza?". Loro usano il trucco, io non mi trucco mai, definisco il trucco il velo postmoderno. Questo è consumismo, il modo in cui le donne sono intrappolate come oggetti sessuali e oggetti religiosi. Adesso, negli Stati Uniti, le donne stanno tornando in chiesa e stanno tornando al trucco e alla nudità: vedete il paradosso; ma vanno mano nella mano. Il fanatismo religioso, il fondamentalismo cristiano negli Stati Uniti, il fondamentalismo islamico in Egitto, il fondamentalismo ebraico in Israele vanno mano nella mano con il consumismo e la nudità delle donne. È questa la cultura del capitalismo, del patriarcato e delle classi. E noi siamo immersi in questa cultura.

A.V. Quindi, il fondamentalismo favorisce la chirurgia plastica.

N.E.S. Sì. Potrebbe sembrare un paradosso, ma sembra che ai Fratelli musulmani importino soltanto i capelli! C'è un problema nella loro mentalità. Le mogli e le figlie dei Fratelli musulmani portano il trucco, il mascara, hanno le labbra rosse, però si coprono il capo. Perciò ho chiesto ai Fratelli musulmani: "Perché odiate i capelli delle donne? Perché accettate le labbra rosse o la chirurgia plastica o il mascara o le ciglia finte e tutto il resto e vi preoccupate solo di coprire i capelli? Che problema c'è nei capelli delle donne?". E loro non hanno una risposta, permettono alle loro mogli e alle loro figlie di mettersi il rossetto sulle labbra e di portare i tacchi alti, ma devono coprirsi i capelli. Quindi, si tratta di un simbolo politico, che non ha niente a che fare con la moralità o con il fatto di proteggere la sessualità delle donne dagli uomini, un simbolo per mostrare il loro potere politico. Far portare a tutte le donne il velo o lo scialle, sta qui il potere politico dei Fratelli musulmani. Non ha niente a che fare con la moralità o con la cultura o con qualsiasi altra cosa: è politica.

Io dico persino che la religione è un'ideologia politica. Qualcuno ritiene che la religione riguardi la moralità: no, se si studiano í testi sacri non c'è moralità. Nei libri sacri c'è una doppia moralità: una moralità per gli uomini e una moralità per le donne; la poligamia per gli uomini, la monogamia per le donne; persino nel cristianesimo, nell'ebraismo, c'è la poligamia per gli uomini. Ogni qualvolta si ha un doppio principio non c'è moralità, perché la moralità significa eguaglianza; se si ha un principio di moralità, quella è la vera moralità. Quindi non c'è nessuna moralità nella religione: c'è la politica, c'è il capitalismo, c'è il feudalesimo, c'è la schiavitù, c'è l'inferiorità delle donne, c'è l'uccisione degli infedeli, c'è il concetto di verginità, c'è il delitto d'onore. Alcuni in Occidente ritengono che il delitto d'onore o il concetto di verginità siano stati inventati dall'islam, ma non è vero: la Vergine Maria è nel cristianesimo, nell'islam non l'abbiamo. Perciò tutto il pacchetto oggi chiamato "cultura islamica", "fanatismo islamico" è tipico delle tre religioni monoteistiche, non soltanto dell'islam. Ma adesso, dopo il collasso del nemico tradizionale, il comunismo e l'Unione Sovietica, l'islam è diventato il nemico degli Stati Uniti e della Gran Bretagna e di alcune potenze occidentali. Ecco perché si esagera tanto insistendo sulle cose negative dell'islam. In ogni religione ci sono cose negative e cose positive, nell'islam come nel cristianesimo, ma adesso i poteri politici neocoloniali esagerano i mali dell'islam. È un fatto politico.

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