Copertina
Autore Sam Harris
Titolo Lettera a una nazione cristiana
EdizioneNuovi Mondi, Modena, 2008 [2006], , pag. 140, cop.ril.sov., dim. 12x19x1,5 cm , Isbn 978-88-8909-148-7
PrefazioneRichard Dawkins
TraduttoreMauro Gurioli
LettoreGiorgia Pezzali, 2008
Classe paesi: USA , religione
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Pagina 27

Tu credi che la Bibbia sia la parola di Dio, che Gesù sia il Figlio di Dio e che soltanto coloro che ripongono la loro fede in Lui otterranno la salvezza dopo la morte. In quanto cristiano, credi a tali asserzioni non perché ti fanno stare bene, ma semplicemente perché le reputi vere.

Prima di evidenziare alcuni aspetti problematici legati a queste credenze, devo ammettere che ci sono molti punti sui quali io e te ci troviamo d'accordo. Per esempio, siamo d'accordo sul fatto che, se uno di noi è nel giusto, l'altro è nel torto. O la Bibbia è la parola di Dio, oppure non lo è. O Gesù offre davvero l'unica via autentica verso la salvezza (Giovanni 14:6), oppure non è così. Siamo anche d'accordo che essere veri cristiani significa credere che tutte le altre fedi siano sbagliate, sbagliate su tutta la linea.

Se i cristiani sono nel giusto e io mi ostino a non credere, allora devo aspettarmi di patire i tormenti dell'inferno. Inoltre, cosa ancor peggiore, ho persuaso altre persone, molte delle quali a me care, a respingere l'idea stessa dell'esistenza di Dio. Anche queste ultime, come me, languiranno nel "fuoco eterno" (Matteo 25:41).

Se la dottrina che sta alla base del cristianesimo è esatta, io ho abusato della mia vita nel peggiore dei modi. E lo ammetto senza alcuna costrizione. Tuttavia, poiché non mi preoccupa per niente il fatto di respingere persistentemente e pubblicamente il cristianesimo, questo dovrebbe almeno farti intuire che reputo del tutto inconsistenti le motivazioni in base alle quali, secondo te, si dovrebbe essere cristiani.

Naturalmente ci sono cristiani che dissentono tanto da me quanto da te, ritenendo che le altre confessioni religiose siano vie altrettanto valide per raggiungere la salvezza. Ci sono cristiani che spesso si autodefiniscono "liberali" o "moderati": non temono l'inferno e non credono nemmeno nella resurrezione fisica del Cristo. Dal loro punto di vista, entrambi abbiamo frainteso che cosa significa essere persone di fede. Ci assicurano che, tra l'ateismo e il fondamentalismo religioso, esiste un terreno vasto e florido che generazioni di cristiani coscienziosi hanno pacificamente esplorato. Secondo i liberali e i moderati, la fede è fatta di mistero, valori, comunità e amore. Le persone creano la religione a partire dalla propria esperienza di vita, e non da pure e semplici credenze.

Ho già scritto altrove in merito ai problemi che riscontro nel liberalismo e nella moderazione in fatto di religione. In questa sede mi limiterò a notare che il tema in questione è più semplice e più pressante di quanto i liberali e i moderati siano in genere disposti ad ammettere.

O la Bibbia è soltanto un libro come tutti gli altri, dunque vergato dai mortali, oppure non lo è. O Cristo aveva natura divina, oppure non l'aveva. E se la Bibbia è un libro come tutti gli altri e Cristo un uomo come tutti gli altri, allora la dottrina sulla quale si basa il cristianesimo è falsa. Se tali premesse sono vere, la storia della teologia cristiana è la storia di alcuni studiosi che hanno analizzato parola per parola un'illusione collettiva. Se i principi che stanno alla base del cristianesimo sono veri, allora per i non credenti come me ci sono in serbo alcune sorprese veramente spaventose, e tu lo sai. Lo sa almeno metà della popolazione americana. Quindi, parliamoci chiaro: a tempo debito, uno di noi due avrà senza dubbio la meglio in questa disputa, mentre l'altro dovrà rassegnarsi alla sconfitta.


***



PENSACI: ogni musulmano devoto è animato dalle stesse motivazioni che ti spingono a essere cristiano. Eppure, a tuo avviso, le sue ragioni non sono affatto convincenti. Il Corano afferma in vari punti di essere la parola perfetta del Creatore. E i musulmani sono pienamente convinti di questo, così come tu credi che la Bibbia narri la storia dell'Universo.

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Pagina 46

Sebbene la Costituzione statunitense non citi neppure una volta Dio, e pur essendo stata tacciata di irreligiosità all'epoca in cui fu redatta, molti cristiani sono convinti che la nostra nazione sia stata fondata sulla base di "principi giudaico-cristiani". Stranamente, i Dieci Comandamenti sono spesso considerati una prova incontestabile di ciò. Anche se la loro rilevanza per la storia americana è decisamente discutibile, la nostra riverenza nei confronti dei Comandamenti non è casuale.

Dopotutto, si tratta degli unici passi della Bibbia talmente profondi che il Creatore dell'Universo ha sentito il bisogno di scriverli materialmente in prima persona, e scolpendoli nella pietra. Di conseguenza, ci si aspetterebbe che fossero le parole più importanti mai scritte, su qualsiasi argomento e in qualsiasi lingua. Eccole qui. Preparati...


1. Non avrai altri dèi di fronte a me.

2. Non farti idolo di immagine alcuna.

3. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.

4. Osserva il giorno di sabato per santificarlo.

5. Onora tuo padre e tua madre.

6. Non uccidere.

7. Non commettere adulterio.

8. Non rubare.

9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

10. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.


Le prime quattro tra queste ingiunzioni non hanno assolutamente nulla a che fare con la moralità. Così per come sono formulate, vietano la pratica di qualsiasi fede non giudaico-cristiana (come l'induismo), la maggior parte dell'arte sacra, espressioni come "Oh mio Dio!" e proibiscono di lavorare nel giorno del Signore. Chi infrange uno di tali divieti viene punito con la pena di morte. Avremmo tutte le ragioni per chiederci in che senso questi precetti siano fondamentali per preservare la nostra civiltà.

I comandamenti dal quinto al nono riguardano effettivamente la moralità, anche se non è possibile sapere con certezza quanti esseri umani, al puro scopo di rispettarli, abbiano onorato i genitori oppure si siano astenuti dal commettere delitti, adulteri, furti e dal rendere false testimonianze. E comunque, ammonimenti come questi si trovano praticamente in qualsiasi cultura della storia documentata dell'uomo. La loro presentazione nella Bibbia non ha nulla di particolarmente irresistibile.

Esistono ovvie motivazioni biologiche per le quali gli individui tendono a trattare bene i propri genitori, a pensare male degli assassini, degli adulteri, dei ladri e dei bugiardi. È un dato di fatto scientifico che le emozioni di natura morale - come il senso del fair play o l'orrore di fronte alla crudeltà - vengono prima di qualsiasi contatto con le Scritture. In effetti, gli studi condotti sui primati rivelano che queste emozioni, in una qualche forma, si generano a monte della stessa natura umana.

Tutti i nostri cugini primati hanno un debole per la loro famiglia e, in genere, non tollerano di buon grado gli omicidi e i furti. Tendono a non amare molto neppure l'inganno e il tradimento sessuale. Gli scimpanzé, in particolare, evidenziano molte delle nostre stesse complicate preoccupazioni di natura sociale, ed è naturale dal momento che sono i nostri parenti più prossimi in natura.

Sembra quindi piuttosto improbabile che l'americano medio riceva le istruzioni morali che gli servono leggendo questi precetti cesellati nel marmo quando entra in un tribunale statunitense. E che cosa dobbiamo pensare del fatto che, al termine della sua dissertazione, il Creatore dell'Universo non sia riuscito a pensare ad alcuna bramosia umana più pressante di quella per i servi e per il bestiame?

Se prendiamo sul serio il Dio della Bibbia, dobbiamo ammettere che non ci lascia mai liberi di seguire i comandamenti che vogliamo tralasciando gli altri. Ed Egli non ci dice neppure che possiamo attenuare i castighi che ha imposto per chi li viola.

Se pensi che sia impossibile trovare un'affermazione di moralità superiore ai Dieci Comandamenti, devi leggere qualche altra Scrittura. Ancora una volta, è sufficiente considerare il giainismo: Mahavira, patriarca dei giainisti, superò la moralità della Bibbia con una sola frase: "Non ferire, abusare, opprimere, ridurre in schiavitù, insultare, tormentare, torturare o uccidere una qualunque creatura o un qualunque essere vivente". Immagina quanto sarebbe diverso il nostro mondo se queste parole costituissero il precetto principale della Bibbia.

I cristiani hanno abusato, oppresso, ridotto in schiavitù, tormentato, torturato e ucciso persone, nel nome di Dio, per secoli, sulla base di un'interpretazione della Bibbia che ha motivo di essere dal punto di vista teologico. Se si osservano i principi del giainismo, un simile comportamento è del tutto inconcepibile. Ma allora, come puoi sostenere che la Bibbia contenga le più elevate affermazioni di tutti i tempi in fatto di moralità?

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Pagina 52

UNO DEGLI EFFETTI più perniciosi della religione è la tendenza a scindere la moralità dalla sofferenza degli uomini e degli animali. La religione permette alle persone di immaginare che le loro preoccupazioni siano morali anche quando non lo sono, cioè quando non hanno nulla a che vedere con la sofferenza e la sua attenuazione. La religione porta le persone a immaginare che le loro preoccupazioni riguardino la moralità quando in realtà riguardano molto più l'immoralità: insistere su di esse infligge sofferenze superflue e spaventose a esseri umani innocenti.

Ciò spiega perché i cristiani come te usano più energia "morale" per opporsi all'aborto rispetto a quella che impiegano per lottare contro il genocidio. E spiega perché tu hai più a cuore il destino degli embrioni umani che la ricerca sulle cellule staminali, che potrebbe salvare la vita a molte persone. Spiega, inoltre, perché tu predichi contro l'uso dei preservativi nell'Africa subsahariana, dove milioni di persone muoiono ogni anno di AIDS.

Tu credi che le tue preoccupazioni di natura religiosa sul sesso - nella loro fastidiosa immensità - abbiano qualcosa a che fare con la moralità. Eppure, i tuoi sforzi rivolti a inibire i comportamenti sessuali degli adulti consenzienti - e persino a convincere i tuoi figli e le tue figlie a non avere rapporti sessuali prima del matrimonio - non sono quasi mai rivolti all'attenuazione delle sofferenze umane. In realtà, non sembra proprio che, tra le tue priorità, vi sia l'attenuazione delle sofferenze. Al contrario, pare che il tuo più grande timore sia che il Creatore si offenda per ciò che le persone fanno mentre sono nude. Questa tua pruderie contribuisce quotidianamente ad accrescere l'infelicità degli uomini.

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Pagina 64

Possiamo anche chiederci, en passant, che cosa sia morale: aiutare le persone semplicemente perché ci preoccupiamo della loro sofferenza oppure aiutarle perché pensiamo che il Creatore ci ricompenserà per questo.

Madre Teresa è un esempio di come le intuizioni morali di una brava persona, spinta ad aiutare il prossimo, possano subire interferenze da parte di una confessione religiosa. Christopher Hitchens ha affrontato la questione con la sua consueta schiettezza:

[Madre Teresa] non era amica dei poveri. Era amica della povertà. Ha detto che la sofferenza è un dono di Dio. Ha passato la vita a contrastare l'unica cura che si conosca contro la povertà, vale a dire il conferimento di maggior potere alle donne e la loro emancipazione da una condizione animalesca in cui sono obbligate a riprodursi.

Sono sostanzialmente d'accordo con Hitchens su questo punto, ma non voglio assolutamente negare che Madre Teresa abbia incarnato la forza della compassione. Era evidentemente spinta all'azione dalle sofferenze dei suoi simili, e ha fatto molto per risvegliare anche gli altri, mettendoli di fronte alla realtà di tali patimenti. L'aspetto problematico, tuttavia, è il fatto che la sua compassione si limitava all'ambito, piuttosto ristretto, definito dal suo dogmatismo religioso. Nel discorso che tenne quando vinse il premio Nobel disse:

La più grande calamità rispetto alla pace è l'aborto... Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini dell'India e per i bambini dell'Africa, dove un numero considerevole di essi muore per la malnutrizione, per la fame e così via, ma milioni di bambini muoiono per volontà esplicita della madre. E oggi questa costituisce la più grande calamità per la pace. Perché, se una madre può uccidere suo figlio, cosa impedisce che ci uccidiamo l'un l'altro?

Come diagnosi dei problemi del mondo, queste osservazioni appaiono sorprendentemente erronee. E non sono poi tanto meglio se le consideriamo affermazioni sulla moralità. La compassione di Madre Teresa era calibrata molto male se l'uccisione dei feti nei primi tre mesi di gravidanza la disturbava più di tutte le altre sofferenze di cui è stata testimone su questa Terra.

Anche se l'aborto è una realtà orribile, e dobbiamo tutti sperare che vengano fatte scoperte rivoluzionarie nel campo della contraccezione per ridurre tale pratica, ci si può ragionevolmente chiedere se i feti che vengono abortiti percepiscano in qualche modo il fatto di essere annientati. Non ci si può porre lo stesso interrogativo, invece, per i milioni di uomini, donne e bambini che devono sopportare i tormenti della guerra, della carestia, della tortura a sfondo politico. Anche in questo preciso istante, milioni di persone senzienti stanno patendo sofferenze fisiche e psicologiche inimmaginabili, in circostanze in cui la compassione di Dio non è in alcun modo presente e quella degli esseri umani è spesso intralciata da idee irrazionali sul peccato e sulla salvezza.

Se ti preoccupano le sofferenze umane, l'aborto dovrebbe essere agli ultimi posti della classifica di queste ultime. Negli Stati Uniti il dibattito sull'aborto è ancora una ridicola fonte di discordia, mentre a El Salvador troviamo la piena e orribile incarnazione della posizione "morale" della Chiesa in materia.

Attualmente a El Salvador l'aborto è, infatti, illegale in qualsiasi circostanza, e non sono ammesse eccezioni nemmeno in casi come lo stupro o l'incesto. Nel momento in cui una donna si presenta presso un ospedale con l'utero perforato - il che indica che si è sottoposta a un aborto clandestino - viene incatenata al letto e il suo corpo viene trattato come una "scena del delitto". Arrivano ben presto i medici legali per analizzarle l'utero e la cervice. Ci sono donne che ancora oggi stanno scontando una pena di 30 anni per aver interrotto la gravidanza.

Tutto questo accade in un paese che, tra l'altro, stigmatizza l'uso della contraccezione sostenendo che rappresenta un peccato contro Dio. Eppure questo è esattamente il tipo di politica che si adotta quando si è d'accordo con il giudizio di Madre Teresa sulla sofferenza nel mondo. Indubbiamente, l'arcivescovo di San Salvador si è battuto attivamente per essa. I suoi sforzi sono stati sostenuti da Papa Giovanni Paolo II il quale, nel corso di una visita a città del Messico nel 1999, ha dichiarato che "la Chiesa deve proclamare il Vangelo della vita e pronunciarsi con forza profetica contro la cultura della morte. Possa il continente della speranza essere anche il continente della vita!"

Naturalmente, la posizione della Chiesa in merito all'aborto non tiene in maggior considerazione i dati biologici rispetto alla realtà della sofferenza umana. È stato stimato che il 50% dei concepimenti termina con un aborto spontaneo, in genere senza che la donna si renda neppure conto di essere incinta. In realtà, il 20% di tutte le gravidanze accertate termina naturalmente con l'aborto.

In questo caso, bisogna riconoscere l'esistenza di una verità ovvia: se Dio esiste, è l'abortista più prolifico in assoluto.

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