Copertina
Autore Stefano M. Masullo
CoautoreVincenzo Di Muro
Titolo Capitalismo e religione
SottotitoloTra etica e responsabilità sociale
EdizioneCuzzolin, Napoli, 2006, Lo scaffale 18 , pag. 228, cop.fle., dim. 13x21x1,4 cm , Isbn 978-88-87998-43-6
LettoreElisabetta Cavalli, 2007
Classe religione , economia , capitalismo
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Indice

Presentazione                                            7
Ringraziamenti                                          11
Profilo degli Autori                                    15
Dedicato a Giovanni Paolo II maestro e testimone eroico 21
Ricordo di Papa Giovanni Paolo II e giubilo per
    Papa Benedetto XVI                                  25
Il rischio del supersviluppo                            27
Il senso del profitto                                   31
Apostasia silenziosa e miti di rivoluzione              33
Europa riconosci la tua dignità                         39
Per l'Europa le radici cristiane oppure quelle laiciste
    rivoluzionarie materialiste razziste                45
Cultura della vita via della pace                       49
Etica e finanza                                         53
Le parabole "scomode" dei talenti: incremento di beni
    spirituali e morali                                 61
La responsabilità sociale delle imprese e verso le
    imprese                                             71
Le imposte... pagarle o non pagarle?                    83
Finanza — solidarietà — legge dell'amore                89
Religione e democrazia                                  93
Democrazia e mercato come valore e non solo come
    metodo                                             105
La responsabilità sociale dell'impresa e la dottrina
    sociale della Chiesa                               109
Cattolicesimo e Protestantesimo a confronto            115
Non è vero che il capitalismo ha perso la sua etica.
    Perché in realtà non ha mai avuto un'etica         121
Sviluppo economico e influenze religiose               125
Etica e profitto                                       129
La Responsabilità frutto della partecipazione          137
Il lavoro come dono                                    145
La questione etica come esigenza ineludibile nel mondo
    degli affari e delle professioni                   149
Il valore economico dell'Impresa socialmente
    responsabile                                       155
Finanza islamica                                       165
Il mercato finanziario islamico                        171
Banche della mezzaluna                                 175
Malaysia, non è peccato il bond con cedole in affitto  179
Parte il primo Euro Bond islamico                      181
UBS va a caccia dei capitali islamici                  183
Bibliografia                                           185
Appendice                                              205

 

 

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Pagina 7

Presentazione


Questo volume rappresenta una personale ed umile ambizione, quella di voler affrontare un argomento estremamente attuale e delicato, il rapporto tra denaro, etica e religione, il tutto inquadrato nel corso della storia dell'evoluzione umana e l'interdipendenza relativa.

Si è deciso inoltre, al fine di raggiungere l'obiettivo prefissato, di far percorrere questo cammino a due personalità e professionalità diverse, una religiosa e l'altra laica, ma legate entrambe da un comun denominatore ben preciso e fortemente radicato in ognuna, la profonda convinzione nelle uguali origini cristiane e nei derivanti insegnamenti da applicarsi nella vita quotidiana.

Ecco quindi riuniti e protesi in unico sforzo intellettuale e culturale un alto prelato ed un uomo di alta finanza internazionale.

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Pagina 45

VINCENZO DI MURO

Per l'Europa le radici cristiane oppure quelle laiciste rivoluzionarie materialiste razziste


Propongo una immagine che mutuo da un filosofo: Herder. L'immagine è quella dell'albero nell'unità del suo tronco e nella molteplicità dei suoi rami. Vuole esprimere la realtà dell'unica famiglia umana composta da tutti i popoli della terra. In un'ottica più ristretta vedo l'Europa e le patrie che la compongono.

Questa immagine introduce subito alcuni concetti: è necessario che l'albero sia fortemente radicato; le sue radici siano vigorose e profonde, ben nutrite in un terreno fertile; sia in grado di alimentare e rafforzare la selva dove è situato. Ancora Herder poeticamente così lo descrive: "il vecchio cedro continua a fiorire, spinge le sue radici largamente all'intorno, regge con la sua linfa e la sua forza l'intera giovane selva".

Il sapiente agricoltore sa che affinché una pianta possa crescere, sono necessarie le radici. Nessuna pianta viva è senza radici. Sarebbe da dementi pensare un albero senza radici. Attenzione però alle radici. Nessuno si lasci ingannare: se si rinnegano le buone e antiche radici, se con vista di talpa si afferma che l'albero antico non ha bisogno di radici, è evidente che si vuole lo sradicamento dalle radici antiche e vigorose, si vuole trarre linfa mortifera da radici avventizie e periferiche marce.

Il buon agricoltore vede necessario che l'albero riceva di continuo linfa per vivere e che la linfa sia abbondante e non selvatica, sia capace di portare foglie, fiori, frutti. Se la linfa è selvatica, velenosa, non abbondante, l'albero diventa selvatico, e i suoi rami seccano. Andrebbe fatto un nuovo innesto. Oppure, se l'albero è reso deltutto selvaggio e sterile, deve essere tagliato e bruciato.

Questo avviene per l'albero. Passando dalla metafora alla realtà, così è per le persone e per i popoli.

Identifico in quest'albero l'Europa sradicata, o peggio, radicata in radici non laiche ma laiciste, incancrenite da ideologie rivoluzionarie, materialiste, esistenzialiste del superuomo. Infatti, permangono e risultano anche nella cosiddetta Costituzione europea le piaghe e le tragedie della rivoluzione francese con la sua eredità di odio, di ipocrisia, di terrore-terroristico; della rivoluzione russa con le sue ideologie atee, materialiste e violente; del pensiero idealista hegeliano di destra e di sinistra con le tragiche conseguenze razziste e naziste.

Con amarezza si prevede, e già si assiste, che, misconosciute le buone radici classiche, ebraiche, cristiane, l'Europa e i popoli non possono produrre buoni frutti, ma diventano preda di sfruttamenti, di odio, di guerre. "Criminali e mostri", direbbe il Medi, cercano sempre di corrompere le coscienze e deviare i popoli, disorientandoli secondo angolazioni sbagliate, senza rispettare le loro radici, le loro identità, il loro bisogno di sintesi e di scambi vitali per crescere nella libertà, fraternità, uguaglianza. Quelle vere che hanno come loro radici il Vangelo dell'amore e della vita eterna, non l'odio delle rivoluzioni, il materialismo della vita, l'infatuazione razzista, "la perfezione del nulla".

I popoli, privati della loro identità storica e delle loro radici spirituali, inaridiscono, non maturano, non fioriscono, rifiutano la vita. Anche per questi motivi è necessario che la Chiesa oggi sia ancora più presente ai popoli, affinché possano conservare le loro più nobili identità. Oggi è ancora più necessaria la presenza della Chiesa perché essa attinge alla Fonte dell'Amore, vince le aridità e le devianze, rinvigorisce e nutre, va incontro alla sete del mondo mentre avanza il deserto. È necessaria la spiritualità cristiana perché dalla grazia divina, dall'uomo, dalla storia dei popoli, essa trae e opera sintesi e scambi per la crescita, anche qualitativa e trasformatrice, che nobilita le identità dei popoli.

La Chiesa è necessaria perché è "il cosmos del cosmos".

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Pagina 121

STEFANO M. MASULLO

Non è vero che il capitalismo ha perso la sua etica. Perché in realtà non ha mai avuto un'etica


In seguito alle recenti emersioni di una serie di infedeltà nei dati di bilancio di grandi società quotate a Wall Street e ai crolli dei corsi azionari che ne sono derivati si è aperto un nuovo capitolo dell'antica querelle sull'etica del capitalismo. Non tanto, come sarebbe logico, sul rispetto da parte di singoli capitalisti — altissimi manager, consulenti pagati profumatamente — delle leggi in vigore, ma della moralità del capitalismo in quanto tale o, meglio, sulla presunta perdita, in epoca recente, di un etica che, si dà per scontato, avrebbe invece orientato le sue scelte in passato.

A ben vedere, però, le attività economiche in generale e quelle finanziarie in particolare sono sempre state guardate con sospetto da tutte le cattedre morali, in tutti i tempi e sotto tutti i cieli.

Le lamentazioni dei profeti ebrei hanno avuto come tema principale l'accusa ai ricchi di non soccorrere i poveri, rifiutando i comandamenti dell'Altissimo. Anche il Giubileo, di cui chiedevano insistentemente (e inutilmente) la celebrazione, consisteva in una ridistribuzione egualitaria delle terre, antica aspirazione della civiltà pastorale che si vedeva impedita dall'affermazione della più moderna, per allora, occupazione stabile delle terre da parte degli agricoltori.

Fra i suoi principi fondamentali un'etica contraria al perseguimento della ricchezza. Rimettere i debiti ai debitori, come si legge nella più famosa delle sue preghiere, dettata personalmente da Gesù Cristo, nega alla radice la possibilità del credito e quindi ogni forma di economia mercantile.

È più facile che una gomena entri nella cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli, dice il vangelo. Nella traduzione dal greco al latino la gomena, camelon, è diventata un cammello, il che ha reso ancora più difficile l'ascesa al Paradiso dei possessori di ricchezze.

Tuttavia, è nell'ambito della società cristiana che si sono faticosamente conservati i principi giuridici italiani, quelli che in campo economico garantivano l'inviolabilità della proprietà personale, dopo il tracollo dell'impero di Occidente e l'assedio infine vittorioso di quello d'Oriente da parte dell'Islam. Mentre i teologi combattevano il prestito a interesse, condannandolo come usuraio, in base al fatto che in quel modo l'uomo si faceva pagare il tempo, che invece "è di Dio", i mercanti fiorentini, lombardi o veneziani, tutti assai pii e spesso costruttori o finanziatori di grandi cattedrali, mettevano le fondamenta dell'edificio finanziario che successivamente avrebbe preso il nome di capitalismo.

Lo spostamento dell'asse dei traffici sull'Atlantico, a causa della scoperta dell'America e della prevalenza musulmana nel Mediterraneo, spostò anche il centro dei traffici mercantili in Olanda e in Inghilterra, paesi che intanto avevano aderito al Protestantesimo, e da ciò ebbe origine la teoria, poi sintetizzata genialmente da Max Weber, dell'identificazione dello spirito del capitalismo con l'etica protestante.

Il famoso saggio in cui è espressa questa concezione però è stato ampiamente frainteso, fino a dotare, assai al di là delle intenzioni del suo autore, il capitalismo di un'etica. In realtà quello che si sosteneva era anche che l'insistenza protestante sulla predestinazione, cioè sul fatto che la salvezza non viene dalle opere che si compiono ma è un dono di Dio, portava a considerare il successo terreno un segno della benevolenza divina, il che faceva di chi aveva fortuna negli affari un buon candidato nel Paradiso.

In un certo senso non era l'etica, ma la sua assenza (l'inutilità di testimoniare la fede con le opere), il fondamento dello spirito capitalistico secondo Max Weber. Resta da spiegare perché altre tradizioni culturali altrettanto, se non più, radicalmente basate sul fatalismo e la predestinazione, come per esempio l'Islam, non siano diventate il terreno di coltura adatto all'affermazione dell'economia capitalistica ma si siano fermate al mercantilismo. In sostanza, sembra un po' priva di fondamento l'affermazione, ogni tanto in voga, secondo cui il capitalismo avrebbe perso ora la sua etica originaria cadendo in preda all'avidità. Non perché il capitalismo di oggi non sia avido, ma perché lo è sempre stato.

L'etica del capitalismo, si potrebbe dire, consiste esclusivamente nella spinta incessante ad aumentare il capitale. Quest'obiettivo egoistico, però, combinandosi attraverso la concorrenza con altri che perseguono lo stesso fine, ha comportato una crescita economica, sociale e culturale che ha reso incommensurabilmente più prospere e civili le società capitalistiche rispetto a quelle che non lo sono. Quest'effetto contraddittorio è stato definito la "mano invisibile" del mercato che, quasi magicamente, trasforma la somma degli egoismi in un insieme virtuoso. Forse è questa concezione un po' magica del capitalismo che ha mostrato, almeno nel breve periodo, di non essere così efficace. Qualche manager, in attesa che la mano invisibile mettesse a posto i conti delle sue società, ha provveduto truccando i bilanci. Non è la prima volta che capita, non sono i primi capitalisti a essersi comportati in modo poco corretto, ma ciò non fa perdere al capitalismo un'etica, che in realtà non ha mai avuto.

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