Copertina
Autore Andrew Miller
Titolo Il talento del dolore
EdizioneBompiani, Milano, 2000 [1998], Tascabili 703 , pag. 342, dim. 125x191x23 mm , Isbn 978-88-452-4462-9
OriginaleIngenious pain
EdizioneHarcourt Brace & Company, N.Y.-London, 1997
TraduttoreSergio Claudio Perroni
LettoreAngela Razzini, 2001
Classe narrativa inglese
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Pagina 9

In un afoso e nuvoloso pomeriggio d'agosto, tre uomini attraversano un cortile di stalla nei pressi del villaggio di Cow, nel Devon. Il drappello è bizzarramente solenne; con sussiego da araldi o da guardiani i due più giovani precedono il loro ospite, o forse, più probabilmente, lo conducono - la sua sagoma nerovestita, la sua faccia rossa - tramite le redini di un invisibile giogo. Uno dei due reca in mano una borsa di pelle da cui, mentre si avvicina alla soglia della stalla, proviene una sorta di soffocato acciottolio.

È l'uomo più anziano, dopo un breve indugio, ad aprire l'uscio e a farsi da parte per lasciar entrare gli altri. Essi lo fanno, lenti contro il buio. La stalla è stata pulita a fondo. Il lezzo di cavalli, di fieno, di cuoio e sterco è mischiato all'odore di lavanda bruciata. Nonostante la stagione, il cadavere non sprigiona alcun sentore sgradevole. Il Reverendo si domanda se Mary conosca i segreti per preservare la carne. Nei tempi antichi gli dèi mantenevano fresche le salme degli eroi sino alla conclusione dei ludi funerari, sino all'accensione delle pire. E non v'è dubbio che tuttora esistano sistemi per farlo. Unguenti, formule, preghiere specifiche. Era seduta per mungere accanto al tavolo, su uno sgabello: al loro ingresso si alza, figura schietta, tozza, ombreggiata di buio. "Bene," dice il Reverendo, "eccoci qua. Questi gentiluonúni" - e indica gli altri due - "sono il dottor Ross e il dottor Burke. Dottori, Mary."

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Pagina 71

La cucina è il suo primo mondo. Le lingue di fuoco che lambiscono gli alari, la luce che tremola sul fondo dei tegami di rame appesi sulla cucina. Un caldo macello dove creature dell'aria, dei campi e dei fiumi vengono scannate e sventrate e allestite per il fuoco. La serva, Jenny Scurl, è un'alchimista della carne, capace di trasformare con le proprie dita grosse come colli di bottiglia il cadavere di un coniglio o la candida carcassa di un'oca; lacera, strazia, taglia, strappa le radici delle viscere e farcisce le tenere cavità con cipolle, uova bollite, salvia, rosmarino, prezzemolo, mele sminuzzate, castagne. Per divertire i piccoli spella vive le anguille.

James abita nelle regioni inferiori, carponi sul pavimento di pietra sotto il tavolo della cucina, dove le ombre sono infestate da smunti, anonimi, risoluti gatti che si accovacciano accanto a lui a osservare dal basso piume fluttuare e farina nevicare, e che gli combattono contro nella guerra delle briciole, trovando in lui un avversario ben più strenuo dei suoi predecessori. Non visto, egli vi trascorre metà delle proprie giornate, seguendo i tacchi di legno delle donne e le caviglie vestite di lana sotto l'orizzonte delle sottane - avanti e indietro; mai ferme.

In seguito, dopo una serie di mute cadute, apprende a scalare le sedie della cucina, e a sedervisi coi piedi ciondoloni nel vuoto, accettando scappellotti e carezze e arraffando le briciole di pane o di dolci che gli capitino a tiro. Sempre più la sua mutezza attira l'attenzione del mondo adulto. Qualcuno lo prende per ritardato e se lo fa saltellare sulle ginocchia parlandogli come farebbe al cane. Le donne lo coccolano per i suoi occhi blu, per la buffa gravità del suo sguardo. Quando Liza ce l'ha tutto per sé, a furia di baci gli combina la faccia tutta appiccicosa. Immobile, egli le sta seduto in grembo, remoto come un ragno o una stella.

Elizabeth dice: "Col tempo cambierà. Dategli tempo. Sarah, per esempio, non era anche lei un po' tarda? Eppure adesso parla bene e spesso." Osserva James come temendo che le sue prime parole possano essere una denuncia. Joshua Dyer, questa donna ti ha messo le corna! Quando senta trambusto nel villaggio teme sempre che si tratti di quelle baldorie di scherno che gli screanzati vanno a fare sotto le finestre delle adultere. Ha tentato almeno una dozzina di volte di perdere il bambino, Dio la perdoni, e non era certo il primo. Gli ultimi due non avevano superato il quarto mese. Ma questo era tenace, si abbarbicava nel suo ventre. Adesso, con quei suoi occhi blu e il silenzio fragoroso come il corno di un cacciatore, è arrivato per svergognarla. La vecchia, la vedova, faccia rossa ottusa e occhi da furetto, col cervello che spreme intelligenza dall'aria pura, non si azzarda ad accusarla apertamente. Osserva il bambino, poi posa su Elizabeth uno sguardo che non abbisogna spiegazioni.

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Pagina 188

L'incidente non si ripete. Nei mesi seguenti la sua energia e il suo potere di concentrazione sono più intensi che mai, come se l'episodio gli avesse fatto da purga. Nonostante Munro insista sulla necessità di prendersi un po' di riposo, James lavora sempre di più. Progettano di acquistare un edificio a Grand Parade e di adibirlo a ospedale privato. Sei mesi più tardi lo inaugurano con una festa con musica e lanterne cinesi. I piani superiori sono dedicati alle inoculazioni, al pianterreno c'è la sala operatoria, vasta e attrezzata come in un ospedale di Londra, con panche per trenta ospiti che, per una cifra modesta, possono vedere James Dyer tagliare, sezionare, segare verso l'eccellenza.

Si può vedere anche Munro, senza pagare nulla; ma più sovente lo si può incontrare in riva al fiume, che sorseggia da una fiaschetta, lancia briciole ai cigni, schiaccia un pisolino in un angolo riparato, la parrucca sghemba sul capo e il cappello sugli occhi. Di tanto in tanto con lui c'è la moglie, seduta in disparte, che sfoglia con impazienza un libro o guarda corrucciata le colline lontane, ma l'epilogo - scandalo, duello, fuga - non accade. Mrs. Vaughan, la cui opinione su faccende simili è sempre attendibile, sostiene che i Munro e James Dyer abbiano fatto un patto, un patto decisamente indecoroso per gente del loro rango, come la figlia di un contadino che impari a suonare l'arpicordo. Evidentemente Munro si è rassegnato all'inevitabile. Per quanto riguarda Mrs. Munro, si è dimostrata una gran svergognata, tanto che le donne di Bath si fanno un dovere di disprezzarla. James Dyer - be', a stento si può definirlo un essere umano. È una macchina per tagliare. Un automa. Pericoloso.

"Pericoloso?" chiedono le donne, sospendendo per un istante il lavoro coi ferri.

Mrs. Vaughan inclina la testa. "Dicono che sia nato privo di anima. Sicché, cosa può avere da perdere?"

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