Copertina
Autore Lawrence Wright
Titolo Civiltà in bagno
SottotitoloStoria del bagno e di numerosi accessori, abitudini e mode riguardanti l'igiene personale
EdizioneGarzanti, Milano, 1971 [1961], i Garzanti 307 , pag. 363, dim. 110x178x16 mm
OriginaleClean and decent [1960]
TraduttoreHilja Brinis, Ida Omboni
LettoreRenato di Stefano, 1971
Classe storia sociale , architettura
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Indice


Prefazione                               5

 1 L'uomo mette su casa                 11
 2 « Omnia commoda »                    27
 3 Odore di santità                     43
 4 « Ogni sabato sera »                 57
 5 L'ordine del bagno e i bordelli,
   condotti e penne d'oca               85
 6 La sporcizia impera                 101
 7 Acque fecondatrici                  117
 8 « Lieux à l'anglaise »              141
 9 Catini, bidet e vasi da notte       159
10 Bagni e « cimmici »                 179
11 Gli anni del colera                 201
12 La cura dell'acqua                  219
13 E tutto questo per la salute?       245
14 Acqua calda, sii benedetta          259
15 « L'argomento è insolito »          275
16 L'idraulico fa progressi            297
17 Prodotti da toletta                 323
18 Milioni di bagni                    347

Bibliografia                           359

 

 

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Pagina 7

La vita non si svolge mai secondo un piano prestabilito, e abbastanza spesso ci accade di renderci conto improvvisamente dell'estrema singolarità di una nostra azione. Un cittadino qualsiasi, sballottato dalle vicende di una guerra, si trova a correre in bicicletta ai piedi del monte Etna e si domanda, in un lampo di lucidità, come diavolo sia finito lì. Ed è proprio con la sensazione del «ma-come-mai-ci-sono-capitato» che mi scopro a terminare un libro sui bagni e sui gabinetti di decenza. Questo non è il mio campo: io non sono un idraulico, nè uno storico sociale. A quanto pare mi sono impegolato per gradi, senza accorgermene, in una situazione lievemente ridicola. Gli eventi incalzano, come dice Thurber.

La signora Montgomery, che dirige la Mostra dell'Edilizia all'Olympia Exhibition Hall di Londra, è la prima responsabile della faccenda. In un attimo di sventatezza acconsentii a progettare e organizzare un «allestimento speciale» per la famosa mostra, ancor prima che l'argomento venisse scelto. Un «allestimento speciale», va precisato, non è un semplice padiglione e non è vincolato a un particolare espositore: è una rassegna su un tema generico, stabilito dagli organizzatori della mostra per interessare e possibilmente istruire il pubblico. L'argomento può essere ad esempio «La bellezza della cucina», «I rivestimenti in pietra», oppure «La dispensa attraverso i secoli». Quel particolare anno, la signora Montgomery optò per «La storia della stanza da bagno», e io mi ritrovai a esplorare un terreno alquanto singolare. Via via che le mie ricerche proseguivano, l'argomento si rivelò più interessante di quanto non mi fossi aspettato, e il materiale affascinante, semmai troppo copioso. Venivano alla luce fatti sorprendenti.

Chi avrebbe mai immaginato che i romani avevano dei serbatoi cilindrici rivestiti di materiale isolante per l'acqua calda; che la regina Elisabetta possedeva un w.c. a valvola; che Luigi XIV teneva dei cuscini nella vasca da bagno; che le vasche venivano camuffate da divani e le catinelle nascoste nei pianoforti; che all'acqua del bagno si può aggiungere whisky, ma le costolette di montone non vanno mangiate mentre si è a mollo; che per fare la doccia ci vuole il cappello e si rischia l'asfissia; e, infine, che le spugne hanno un sesso?

[...]

Questa, almeno nelle mie intenzioni, è una piccola storia sociale, più divulgativa che tecnica e soltanto le scuole di architettura e di edilizia più illuminate, che danno il dovuto peso alle materie classiche, ne faranno probabilmente un libro di testo. L'opera vuole più che altro divertire anche se i riferimenti culturali vi affiorano continuamente. La bibliografia è molto ridotta, ma gli studiosi che consulteranno le opere elencate vi troveranno quasi tutte le fonti; mentre i lettori non saranno distratti da pagine costellate di riferimenti.

La storia non arriva fino ai giorni nostri. Termina arbitrariamente a circa cinquant'anni fa, salvo per pochi argomenti, che sono stati seguiti più a lungo per amore di precisione. Sebbene nella nostra epoca vi siano state molte evoluzioni, la stampa tecnica e divulgativa le ha già descritte diffusamente. Non avrebbe senso quindi riassumere i testi correnti, e sarebbe impossibile presentarli nella giusta luce. Le pagine che mancano coprirebbero un periodo assai breve rispetto all'insieme. Inoltre, lo storico del futuro che le vedrà in prospettiva, giudicherà le conquiste tecniche di oggi forse meno importanti di quanto le giudicavamo noi.

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Pagina 13

1. L'uomo mette su casa

Il bagno, nelle varie epoche della storia, ha avuto scopi, significati e metodi molto diversi. In Grecia era un complemento della ginnastica, rapido, freddo ed energetico. A Roma e nell'Islam significava rilassamento, ristoro fisico e benessere, e normalmente si faceva alternando il vapore all'acqua, a temperature diverse. Era un dovere sociale, che si adempiva in compagnia. Il bagno dei greci e dei romani era solo incidentalmente una funzione igienica. Sanitas significava salute, non rimozione della sporcizia. Il bagno comune del Medioevo, e il bagno turco nei suoi periodici ritorni di moda, in Europa, avevano uno scopo del tutto simile. Nel monastero medievale, il bagno era un'abitudine strettamente igienica: andava fatto rapidamente, non doveva procurare alcun piacere, e a volte veniva imposto, freddo gelato, come penitenza. In alcune epoche il bagno è stato un rito simbolico e i suoi piaceri e i suoi effetti detergenti erano giudicati puramente spirituali. Nel secolo diciottesimo e all'inizio del diciannovesimo, in Europa il bagno era considerato normalmente una cura medica: chi lo faceva era «il paziente». Verso il 1860, tornò ad essere una consuetudine igienica, ma la preferenza per l'acqua fredda gli conservò un che di penitenza monastica. Con l'avvento dell'acqua calda corrente, fu di nuovo lecito godersi un buon bagno; e agli intendimenti di normale pulizia si è aggiunto oggi un tocco di cesarea distensione.

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Pagina 29

2. « Omnia commoda »

Le volte a grande luce del passato ci dicono una cosa importante sulle persone che le costruirono. Lo scopo al quale ritenevano giusto dedicare tanto spazio e tanti sforzi tecnici dev'essere stato il maggiore interesse della loro vita. Oggi è il capannone di un'aviorimessa (più vasto di una sala da esposizione o di un cinematografo), nel diciannovesimo secolo era la stazione ferroviaria, nel diciottesimo il palazzo gentilizio, nel Medioevo la cattedrale. A Roma il fulcro della vita pubblica erano le terme. Il bagno era un dovere sociale fondamentale, di conseguenza le massime raffinatezze architettoniche ed edilizie erano riservate alle sue installazioni.

Le dimensioni colossali di queste terme sfuggono alla nostra capacità d'immaginazione. Le Terme di Caracalla coprivano un'area di circa 330 metri di lato, cioè più di sei volte l'area della Cattedrale di San Paolo a Londra, e potevano accogliere 1600 bagnanti alla volta. Pare che le Terme di Diocleziano avessero una capacità doppia: il solo vestibolo bastò a Michelangelo per ricavarne la chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Roma era fornita d'acqua da tredici acquedotti, il più lungo dei quali si estendeva per circa 22 chilometri. I turisti saccenti osservano spesso che tanto spreco di muratura era assolutamente inutile, e che quegli sciocchi dei romani avrebbero dovuto sapere che l'acqua trova da sè il proprio livello: una tubatura attraverso la vallata sarebbe stata più che sufficiente. Ma i romani non erano così ignoranti in fatto di principi idraulici; soltanto non possedevano un metallo che reggesse la pressione, come ad esempio il bronzo, in quantità sufficiente per costruire tubature così grandi. Inoltre, sapevano valutare molto bene i costi relativi ai materiali e alla manodopera.

I resti delle arcate degli acquedotti producono un'impressione così profonda sui forestieri, che in genere ben pochi si rendono conto che il corso degli acquedotti romani era principalmente sotterraneo. Nell'anno 52 d.C. la lunghezza totale degli otto acquedotti principali era di circa 330 chilometri, dei quali solo 45 correvano sopra il lìvello del suolo.

Nel quarto secolo d.C. Roma aveva 11 bagni pubblici, 1352 fontane e cisterne pubbliche e 856 bagni privati. Alcune case private di Pompei contavano fino a 30 rubinetti. Oltre ai gabinetti privati forniti d'acqua corrente, ce n'erano moltissimi pubblici; nel 315 d.C. Roma ne aveva 144; a Pozzuoli ce n'era uno ogni 45 abitanti, e a Timgad uno ogni 28.

Roma forniva un massimo di 1350 litri d'acqua a testa al giorno. Oggi, in una città come Londra, si consumano circa 225 litri a testa, di cui 153 servono per uso domestico e 72 per uso industriale; i romani dovevano sprecare molta acqua più di noi, ciò nondimeno dovevano usarne di più, soprattutto per lavarsi.

Il regolamento del bagno romano, con qualche variante, dice quanto segue: Quando l' aes suona per annunciare che l'acqua è calda, verso l'una, entrate e pagate il vostro quadrans o quarto di as (circa due lire). Fate una partita a tennis nello sphaeristerium per riscaldarvi bene. Entrate nel tepidarium, una stanza moderatarnente riscaldata, e sudate un po' senza svestirvi. Poi andate a spogliarvi nell' apodyterium e fatevi ungere. Ricordate il consiglio di Ippocrate, e cioè che il bagnante deve comportarsi in modo tranquillo e riservato e non deve far nulla da sè; sono gli altri che devono versargli l'acqua addosso e strofinarlo.

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Pagina 103

6. La sporcizia impera

Clemente VII, che fu papa dal 1523 al 1534, era un Medici e un uomo di gusto. A Roma, in Castel Sant'Angelo, si può ancora ammirare la sua stufetta (o piccolo calidario, o stanza da bagno) con la vasca di marmo, i rubinetti per l'acqua calda e fredda, il riscaldamento ad aria calda secondo l'antico sistema romano e gli affreschi di Gerolamo Romanino, un allievo del Giorgione. Il papa avviava ancora le greggi di fedeli dell'Inghilterra pre-riformista lungo i sentieri della santità, ma non più, ohinoi, lungo quelli della pulizia. Con il sedicesimo secolo, l'Inghilterra cominciò a discendere la china della sporcizia. Erasmo, in una lettera al medico del cardinale Wolsey scritta intorno al 1530, descrive l'abitazione inglese, con i suoi pavimenti di argilla cosparsi di immondizie, in un linguaggio quanto mai pittoresco:

Tum sola fere sunt argilla, tum scirpis palustribus, qui subinde sic renovantur, ut fundamentum mancat aliquoties, annos viginti, sub se fovens sputa, vomitus, mictum canum et hominum, projectam cervisiam, et piscium reliquias, aliasque sordes non nominandas. Hinc mutato coelo vapor quidam exhalatur, mea sententia minime salubris humano corpori.

(Talora sono costituiti di sola argilla o quasi, talora di canne palustri, che vengono rinnovate in modo tale per cui, a volte, lo stato di fondo rimane in uso vent'anni, covando, sotto di sè, sputi, vomito, piscio d'uomini e di cani, birra, avanzi di pesci e altre porcherie non nominabili. E di qui, quando cambia tempo, si levano effluvi a mio parere tutt'altro che salutari per il corpo umano.)

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Pagina 161

9. Catini, bidet e vasi da notte

In fatto di gusto, di abitudini domestiche e di arredamento, la prima metà del diciassettesimo secolo, in Inghilterra, differisce totalmente dalla seconda metà. Nella prima, persistono i costumi più rozzi del milleseicento. Ci si lava sotto la pompa, è l'epoca dell'umorismo grossolano, di Hogarth e del gin. Dopo il 1750, il «gusto francese» dilaga nella buona società, che si converte all'umorismo sottile, a Fragonard e al vino. L'inglese à la page si fa più snello ed elegante, e così pure la sua mobilia creata da Chippendale, da Hepplewhite, da Shearer e da Sheraton o per lo meno fabbricata seguendo fedelmente i cataloghi di questi gentiluomini. Il nuovo damerino non ha bisogno di origini nobiliari, il catalogo di Hepplewhite non è consacrato ai nobili, ma porta una dedica imparziale: «Ai cittadini di Londra.»

L'Epoca dell'Eleganza è un nome giustificatissimo se, dalle ritirate, spostiamo la nostra attenzione alle camere da letto e alle stanze da toletta. «La stanza da toletta,» dice Sheraton, «presenta il tavolo da toletta e la seggetta, nonchè tutti gli accessori che servono per abbigliarsi, come i porta-catini, gli sgabelli, gli specchi, e le scatole per contenere tutte le frivolezza innocenti della gioventù.» E qui possiamo tracciare l'evoluzione del porta-catino, che deriva dal medievale lavabo. Verso il 1740 questo ha fatto la sua ricomparsa sotto forma di un elegante treppiede, con una graziosa catinella incastrata in un foro o in una cavità rotonda. Sotto, c'è una mensoletta destinata a sorreggere una leggiadra brocca per l'acqua, magari acqua profumata da toletta. Tra un piano e l'altro può esserci un'altra mensolina, o un minuscolo cassetto dove riporre le frivolezze innocenti.

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Pagina 221

12. La cura dell'acqua

Lentamente, la paura dell'acqua cominciava a passare e i medici, in numero sempre maggiore, prescrivevano l'idroterapia nelle forme più varie. Ciononostante, bagnarsi per ragioni non curative era ancora un'eccentricità. L'inventore indiscusso della cura dell'acqua fu Vincent Priessnitz, un contadino della Slesia che nel 1829 aprì uno stabilimento a Grafenberg. A tredici anni Priessnitz si era curato una distorsione al polso con una benda bagnata, e in seguito aveva avuto ancora modo di sperimentare il liquido risanatore. A sedici anni, finito sotto gli zoccoli di un cavallo, si era rotto tre costole e aveva perso due denti. Il medico locale aveva dichiarato le ferite incurabili. Ma noi apprendiamo che, avendo applicato le sue bende bagnate e bevuto acqua in abbondanza per dodici mesi, Priessnitz tornò come nuovo, esclusi i denti, si presume. Sulle prime i vicini, poi i clienti paganti, fioccarono, e in barba all'opposizione dei medici che insistevano per analizzare le sue spugne e per vedere che cosa mai usasse, nel 1843 Priessnitz aveva più di millecinquecento pazienti e un deposito in banca pari a cinquantamila sterline.

Forse queste cifre si riseppero; fatto sta che gli stabilimenti idroterapici si moltiplicarono. L'acqua veniva applicata ai pazienti in sempre nuovi modi. In uno dei primi stabilimenti troviamo un Bagno a Pioggia per Scopi Curativi: il paziente sta ritto in un pozzetto di mattoni circondato da una specie di schermo o paravento. Sul soffitto c'è una bacchetta, con un rubinetto azionato da uno spago che passa su pulegge. Il dottore, in piedi su un rialzo, tira solennemente il cordino per guadagnarsi il suo onorario.

Non è raro che il soggetto, al primo getto, dimostri un autentico terrore, urli, si dibatta, e fugga via, in preda a un senso di palpitazione e di soffocazione spaventevoli; ma non è raro d'altro canto sentirgli dire, passati i primi momenti: «Be', è tutto qui?»

Il Bagno a Pioggia, nonostante il summenzionato terrore, spruzzava il paziente attraverso un innaffiatoio, e lo investiva con una potenza molto inferiore a quella del Bagno Doccia o Cataclisma, in cui un getto molto più grosso e gelido veniva diretto sulle parti malate. Quando la pressione delle tubature era insufficiente, si installava un serbatoio il più alto possibile: quello del dottor Wilson, a Malvern, lasciava cadere il getto da sei metri, e il paziente doveva calzare un robusto cappello per proteggersi la testa. Accaddero due spiacevoli incidenti. Una signora piuttosto timorosa montò senza autorizzazione su una sedia per ridurre un poco lo scroscio, ma il getto, come fu aperto, mandò la sedia in pezzi. Un signore che fece una doccia in pieno inverno venne pugnalato alla schiena da un ghiacciolo che si era formato, all'insaputa degli inservienti, sulla bocchetta; ma per fortuna il poverino era già tanto intirizzito da non avvertire nulla e si accorse che qualcosa non andava solo quando vide il sangue.

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Pagina 276

15. « L'argomento è insolito »

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Pagina 280

Il 1870 fu l' annus mirabilis dei w. c. Fino a quel momento, il vecchio «Bramah» aveva fatto bene o male il suo servizio, e come unico rivale aveva avuto l'Hopper Closet. Nell'Hopper Closet lungo, un recipiente a imbuto era sciacquato da un sottile mulinello d'acqua, ma per cìtare il giudizio di Hellyer, «il movimento è tanto involuto, che quando finalmente arriva nel collo d'oca l'acqua non ha più un filo di forza per trascinare qualcosa con sè». L'area da ripulire era troppo vasta, e perfino nell'Hopper Closet corto le cose non andavano meglio. Costituito da due pezzi di terra refrattaria, la sua fabbricazione era quanto mai facile ed economica; un modello veniva raccomandato come «adatto per prigioni, stabilimenti, ecc.», un altro invece veniva prodotto in due qualità: il tipo «Capanna» e il tipo «Castello», cioè uno per i poveri e uno per i ricchi. Hellyer proponeva, invece di distruggere le migliaia di esemplari già esistenti, di venderle agli ortolani per proteggere il rabarbaro dal gelo.

Verso il 1970 il signor T. W. Twyford di Hanley si accorse di guadagnare solo due scellini per la parte in maiolica di un «Bramah», mentre il fonditore prendeva dai venti ai cinquanta scellini per la parte in ferro e ottone. Twyford concepì allora un gabinetto tutto in ceramica detto «a stramazzo» per la sua forma. Nel w. c. a stramazzo una tazza poco profonda contiene due o tre centimetri di acqua (a meno che non sìa evaporata), e sebbene ìl getto riesca a vuotare la tazza, perde nel farlo gran parte della sua forza e, osserva Hellyer, «gravita attraverso il sifone in modo assolutamente disinteressato, portando poco o nulla con sè». Ciò nonostante, le vendite dì Twyford raggiunsero ben presto i diecimila esemplari l'anno, e fino a poco tempo fa, alcuni w. c. a stramazzo erano ancora in uso.

Il vecchio gabinetto a valvola «Bramah» aveva tre difetti: lo sciacquone faceva cilecca se non si tirava su completamente la maniglia; il tampone d'acqua rischiava di evaporare se il gabinetto si usava di rado e il getto era rumoroso. L'«Optimus», il tipo a valvola perfezionato da Hellyer nel 1870, eliminava questi difettì (sebbene Hellyer raccomandasse di applicare un'elegante targhetta in oro e avorio per far sì che la maniglia venisse azionata come si conveniva) e parecchi «Optimus» sono tuttora in perfetta efficienza. La complessa struttura metallica si poteva nascondere con un rivestimento di mogano appositamente costruito, o con un armadietto, pure di mogano, collocato come un trono su una pedana che serviva per dar spazio al sifone. A volte, poi, l'apparato era chiuso in un'elegante poltroncina a pannelli di vimini, come ad esempio la «Moreton,» che Dent e Hellyer vendevano a 24 sterline e 10 scellini, tazza esclusa.

Anche il Syphonic Closet di J. R. Mann risale al 1870. Prima che si tirasse la maniglia il vaso conteneva un certo quantitativo d'acqua. Tirando, un getto rapido era seguito da uno più lento mentre il sifone teneva tutto in movimento. Questo, se non altro, era un gabinetto che non annunciava schiamazzando le sue gesta per tutta la casa, e sotto questo aspetto era migliore di molti impianti modernissimi.

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Pagina 325

17. Prodotti da toletta

Il sapone e i prodotti da toletta affini meritano una breve storia. Gli antichi non conoscevano il sapone. Usavano però «erbe saponose» che, pare, davano una schiuma abbondante. È probabile che gli egizi abbiano aggiunto all'acqua per lavarsi del natron, cioè carbonato di sodio. Plinio dice che i galli facevano il «sapone» con grasso di capra e potassa, ma se ne servivano solo per rendere lucidi i capelli (rutilandis capillis). Della mistura di olio e sabbia usata dai romani abbiamo già parlato. Galeno, nel secondo secolo, è il primo a nominare il sapone per lavare persone e indumenti. In Inghilterra si confezionava in casa, ma dal quattordicesimo secolo si cominciò a produrlo su scala commerciale. Veniva usato soprattutto per il bucato; per uso personale si preferì per molto tempo scegliere tra una grande varietà di «acque da toletta». Una signora che usava «acqua di mirra» la giudicava

ottima per fare apparire più giovane la persona; a me basta inumidire un panno finissimo e strofinare il viso ogni sera con quest'acqua.

Nel sedicesimo secolo, finchè durò la pace, venne importata dalla Spagna in Inghilterra una gran quantità di sapone di Castiglia. A Londra, i saponai ne fabbricavano di tre specie: macchiettato, che era il tipo migliore, bianco e grigio, che era il più andante. Questi saponi si vendevano in bariletti da 25 chili, e gli acquirenti vi aggiungevano personalmente il profumo desiderato. I «Saponieri» o Manufattori di Sapone si costituirono in società nel 1638. Al tempo di Carlo I l'industria era abbastanza importante perchè il re potesse venderne i diritti di monopolio; ma i fabbricanti rivali avevano amici in Parlamento, e il sapone si può annoverare tra le cause della Guerra Civile. I puritani erano contrari alle eccessive raffinatezze in fatto di toletta e Cromwell gravò il sapone di una pesante tassa. Questa tassa venne revocata al tempo della Restaurazione. Nel 1700, a Londra si contavano ben sessantatrè fabbriche di sapone. Nel 1712 la tassa venne imposta di nuovo nella misura di un penny la libbra. Un atto dello stesso anno stabiliva le «norme inglesi» per il sapone.

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Pagina 358 [ fine libro ]

[...] Oggi non si grida più «Gardy Loo!», però nelle stradicciole dell'Edimburgo medievale e nei sentieri fra i campi dove Cobbett cavalcava non si affondava fino alla caviglia nella carta straccia. Quando le legioni romane marciarono lungo l'Icknield Way non rimasero sconcertate, come succede a noi, alla vista dei fossati di Dunstable Downs imbiancati da una nevicata estiva di bicchierini da gelato. I cani medievali non erano più incivili dei nostri in fatto di contegno stradale. Erasmo, nei nostri rigagnoli, vedrebbe sordes di nuovo genere, anche per noi non nominandas. In India un sano criterio igienico consiglia di non far sapere alla mano destra quello che fa la sinistra, e nei monasteri di un tempo la via per andare dal retrodormitorio al refettorio passava dal lavabo. Ma una recente campagna lanciata in Inghilterra per diffondere quest'abitudine, specialmente nei ristoranti, non ha trovato quel che si dice unanime consenso: un quotidiano importante, che si era rifiutato di pubblicare le inserzioni propagandistiche, alle pressioni fattegli replicò gelidamente che tutti i suoi lettori rispettavano già la regola.

Ma avevamo stabilito fin dall'inizio, di non trattare argomenti igienici odierni. La pubblicità strombazza ai quattro venti le virtù del rubinetto termostatico, del robinetto a spruzzo, dei tubi di rame e di plastica, del bagno Perspex, dell'asciugamani invisibile ad aria calda, e infine del nuovo rasoio elettrico, che risparmia all'utente lo sforzo e il tempo di far scattare l'interruttore... Con una piccola spesa extra, infatti, chiunque può risparmiare alcuni secondi quotidiani che si accumuleranno nel corso degli anni, poichè questo modello nuovissimo entra in funzione non appena si stacca dal gancio. Lasciamo quindi allo storico del futuro il compito di valutare tali conquiste e di riscrivere quest'ultimo capitolo.

 

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