Copertina
Autore James Joyce
Titolo Esuli
EdizioneEditori Riuniti, Roma, 2012, Asce , pag. 304, bilingue, cop.fle., dim. 13,5x19,5x2 cm , Isbn 978-88-359-9098-7
OriginaleExiles [1918]
TraduttoreRoberta Arrigoni, Cristina Guarnieri
LettoreRenato di Stefano, 2012
Classe teatro irlandese
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Indice


Personaggi                                    7


Atto primo                                    9

Atto secondo                                125

Atto terzo                                  215


Nota di James Joyce                         285


 

 

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Pagina 7

Esuli


Dramma in tre atti




PERSONAGGI


RICHARD ROWAN, scrittore
BERTHA
ARCHIE, figlio di Richard e Bertha, 8 anni
ROBERT HAND, giornalista
BEATRICE JUSTICE, cugina di Robert, insegnante di musica
BRIGID, vecchia domestica della famiglia Rowan
UNA PESCINVEDOLA




L'azione si svolge a Merrion e Ranelagh, sobborghi di Dublino.
Estate dell'anno 1912.

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Pagina 11

Il salotto della casa di Richard Rowan a Merrion, un sobborgo di Dublino. Sulla destra, in primo piano, un caminetto, davanti al quale si trova un basso paravento. Sopra la mensola del camino uno specchio in cornice dorata. Più indietro, sulla parete destra, porte a soffietto che conducono in un salottino e in cucina. Sulla parete di fondo, a destra, una piccola porta che conduce in uno studio. Alla sua sinistra una credenza. Sulla parete, sopra la credenza, il disegno a matita, incorniciato, di un giovane uomo. Più a sinistra, porte a doppio battente con pannelli di vetro che portano fuori, nel giardino. Sulla parete a sinistra una finestra che affaccia sulla strada. A seguire, sulla stessa parete, una porta che conduce nel corridoio e al piano superiore della casa. Tra la finestra e la porta, addossato alla parete, uno scrittoio. Di fronte, una sedia di vimini. Al centro della stanza un tavolo rotondo. Intorno al tavolo ci sono sedie rivestite di velluto verde stinto. A destra, in avanti, un tavolo più piccolo con sopra un servizio da fumo. Al suo lato una poltrona e un divano. Davanti al caminetto, accanto al divano e davanti alle porte giacciono stuoie di cocco. Il pavimento è in legno venato. Le porte a doppio battente sul fondo e quelle a soffietto sulla destra hanno tendine di pizzo, che sono tirate a metà. Il telaio inferiore della finestra a ghigliottina è alzato e dalla finestra pendono pesanti tende di velluto verde. La tenda avvolgibile è abbassata fino allo spigolo del telaio inferiore. È un caldo pomeriggio di giugno e la stanza è avvolta in una mite luce solare che va declinando.


Brigid e Beatrice Justice entrano dalla porta di sinistra. Brigid è una donna attempata, bassa, con capelli grigio-cenere. Beatrice Justice è una giovane donna esile, bruna, di ventisette anni. Indossa un vestito blu marino di buona fattura e un elegante cappello di paglia nero, decorato in modo semplice, e al braccio ha una piccola borsetta a forma di cartella.


BRIGID La signora e il signorino Archie sono a fare il bagno. Non avevano idea che venisse. Aveva mandato a dire che tornava, signorina Justice?

BEATRICE No. Sono arrivata proprio ora.

BRIGID (indica la poltrona) Si sieda, vado ad avvertire il signore che è arrivata. È stato lungo il viaggio in treno?

BEATRICE (sedendosi) Sono partita stamattina.

BRIGID Il signorino Archie ha ricevuto la sua cartolina con la veduta di Youghal. Ma lei sarà esausta, ne sono certa.

BEATRICE Oh no. (Tossisce piuttosto nervosamente) Si è esercitato al piano mentre ero via?

BRIGID (ride calorosamente) Esercitato! Chi? Il signorino Archie? Ora ha perso la testa per il cavallo del lattaio. Ha trovato bel tempo laggiù, signorina Justice?

BEATRICE Piuttosto umido, direi.

BRIGID (amichevolmente) E guardi che cielo c'è adesso. Anche qui minaccia pioggia. (Andando verso lo studio) Vado a dirgli che siete qui.

BEATRICE Il signor Rowan è in casa?

BRIGID (indica) È nel suo studio. A consumarsi sulle sue carte. Resta sveglio a scrivere fino a mezzanotte. (Andando) Vado a chiamarlo.

BEATRICE Non lo disturbi, Brigid. Se non tardano ad arrivare, posso attendere qui.

BRIGID E poi ho visto qualcosa nella buca delle lettere mentre la facevo entrare. (Va verso la porta dello studio, la apre delicatamente e chiama) Signor Richard! La signorina Justice è qui per la lezione del signorino Archie.


Richard Rowan esce dallo studio e va incontro a Beatrice, porgendole la mano. È un uomo giovane, alto, atletico, dal portamento piuttosto indolente. Ha i capelli castano-chiaro, i baffi e porta gli occhiali. Indossa un ampio tweed grigio chiaro.


RICHARD Bentornata.

BEATRICE (si alza e gli stringe la mano, arrossendo lievemente) Buon pomeriggio, signor Rowan. Non volevo che Brigid la disturbasse.

RICHARD Disturbarmi? Per carità!

BRIGID C'è qualcosa nella buca delle lettere, signore.

RICHARD (prende un piccolo mazzo di chiavi dalla tasca e glielo porge) Ecco. (Brigid esce dalla porta di sinistra e la si sente aprire e chiudere la cassetta delle lettere. Una breve pausa. Entra con due giornali in mano). Lettere?

BRIGID No, signore. Solamente quei giornali italiani.

RICHARD Li lasci pure sulla mia scrivania. (Brigid gli restituisce le chiavi, lascia i giornali nello studio, esce di nuovo e se ne va dalla porta a soffietto sulla destra). La prego, si sieda. Bertha tornerà tra un momento. (Beatrice si siede di nuovo sulla poltrona. Richard prende posto accanto al tavolo). Cominciavo a pensare che non sarebbe tornata più. Sono passati dodici giorni dall'ultima volta.

BEATRICE Lo pensavo anch'io. Ma sono tornata.

RICHARD Ha riflettuto su quel che le ho detto quando è stata qui l'ultima volta?

BEATRICE Molto.

RICHARD Lo sapeva già, vero? (Lei non risponde) Mi biasima?

BEATRICE No.

RICHARD Pensa che io abbia agito... male verso di lei? No? Oppure verso qualcun altro?

BEATRICE (lo guarda con un'espressione triste, confusa) Mi sono posta questa domanda.

RICHARD E la risposta?

BEATRICE Non ho potuto rispondere.

RICHARD Se io fossi un pittore e le avessi detto che avevo un quaderno di bozzetti che la ritraggono non lo avrebbe considerato così strano, vero?

BEATRICE Non è proprio la stessa cosa, non crede?

RICHARD (accenna un sorriso) Non proprio. Le ho anche detto che non le avrei mostrato quel che avevo scritto a meno che lei non mi avesse chiesto di vederlo. Ebbene?

BEATRICE Non ho intenzione di chiederglielo.

RICHARD (si piega in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, le mani giunte) Le piacerebbe vederlo?

BEATRICE Molto.

RICHARD Perché parla di lei?

BEATRICE Sì. Ma non solo per questo.

RICHARD Perché l'ho scritto io? Sì? Anche se dovesse trovarvi qualcosa di crudele?

BEATRICE (timidamente) Sarebbe comunque frutto della sua mente.

RICHARD Dunque, è la mia mente che la attrae? È così?

BEATRICE (esitando, lo guarda per un istante) Perché pensa che venga qui?

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Pagina 53

Beatrice e Archie escono insieme dalla porta di sinistra. Bertha va verso lo scrittoio, si toglie il cappello e lo posa con il parasole sul tavolino. Poi, prendendo una chiave da un piccolo vaso di fiori, apre un cassetto dello scrittoio, tira fuori un foglietto e richiude il cassetto. Robert sta in piedi a guardarla.


BERTHA (andando verso di lui con il foglio in mano) Me lo ha fatto scivolare in mano l'altra notte. Che significa?

ROBERT Non lo sa?

BERTHA (legge) «C'è una parola che non ho mai osato dirle». Qual è la parola?

ROBERT Che ho una profonda predilezione per lei. (Una breve pausa. Si sente debolmente il pianoforte dalla stanza di sopra. Robert prende il mazzo di rose dalla sedia). Queste le ho portate per lei. Le accetta?

BERTHA (prendendole) Grazie. (Le posa sul tavolo e apre di nuovo il foglio) Perché non ha osato dirlo l'altra notte?

ROBERT Non potevo parlarle né seguirla. C'erano troppe persone sul prato. Volevo che ci pensasse su e così gliel'ho messo in mano mentre se ne stava andando via.

BERTHA Ora ha osato dirlo.

ROBERT (si passa lentamente le mani sugli occhi) Il viale era oscurato dalla luce crepuscolare. Riuscivo a vedere la verde massa scura degli alberi. E lei è passata oltre quelli. Era come la luna.

BERTHA (ride) Perché come la luna?

ROBERT In quell'abito, con il suo corpo snello, camminando a piccoli passi, regolari. Ho visto la luna attraversare il crepuscolo fino a che lei non è passata e si è sottratta al mio sguardo.

BERTHA Ha pensato a me ieri notte?

ROBERT (si avvicina) Penso sempre a lei... come qualcosa di bello e distante... la luna o una qualche musica profonda.

BERTHA (sorridendo) E ieri notte cos'ero?

ROBERT Sono rimasto sveglio per metà della notte. Potevo sentire la sua voce. Riuscivo a vedere il suo volto nell'oscurità. I suoi occhi... Voglio parlarle. Mi ascolterà? Posso parlare?

BERTHA (sedendosi) Certo che può.

ROBERT (sedendosi accanto a lei) È in collera con me?

BERTHA No.

ROBERT Pensavo di si. Ha messo via i miei poveri fiori così velocemente!

BERTHA (li prende dal tavolo e li porta al volto) È questo quel che desidera io faccia con essi?

ROBERT (guardandola) Anche il suo volto è un fiore — ma più bello. Un fiore selvaggio sbocciato in una siepe. (Muovendo la sedia più vicino a lei) Perché sorride? Alle mie parole?

BERTHA (posando i fiori sul grembo) Mi chiedo se questo è quel che dice... alle altre.

ROBERT (sorpreso) Quali altre?

BERTHA Le altre donne. Ho sentito che ha così tante ammiratrici.

ROBERT (involontariamente) E questo è il motivo per cui anche lei...?

BERTHA Ma ne ha, non è vero?

ROBERT Amiche, sì.

BERTHA E parla loro nello stesso modo?

ROBERT (in un tono offeso) Come può farmi una domanda del genere? Che genere di persona pensa che io sia? E perché mi ascolta? Forse non le fa piacere che le parli in questo modo?

BERTHA Quel che ha detto era molto gentile. (Lo guarda per un momento) La ringrazio per averlo detto... e pensato.

ROBERT (piegandosi in avanti) Bertha!

BERTHA Sì?

ROBERT Ho il diritto di chiamarti con il tuo nome. Ai vecchi tempi... nove anni fa. Noi eravamo Bertha... e Robert... allora. Non potremmo esserlo anche adesso?

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Pagina 127

Una stanza nel cottage di Robert Hand, a Ranelagh. Sulla destra, in primo piano, un piccolo pianoforte nero, con uno spartito aperto sul leggio. Dietro, una porta da cui si accede all'ingresso che dà sulla strada. Sulla parete di fondo una porta a soffietto con una tenda scura, che conduce alla camera da letto. Vicino al piano un grande tavolo su cui poggia una lampada ad olio con un ampio paralume giallo. Sedie imbottite intorno al tavolo. Un piccolo tavolino da gioco più avanti. Sulla parete di fondo uno scaffale con libri. Su quella di sinistra, una finestra che si affaccia sul giardino, e a seguire una porta e un atrio che danno anch'essi sul giardino. Poltrone sparse qua e là. Vasi di piante nell'atrio e ai lati della porta a soffietto. Alle pareti sono appesi numerosi quadri con illustrazioni in bianco e nero. Nell'angolo di destra una credenza e al centro della stanza, a sinistra del tavolo, una pipa turca poggiata a terra, una stufa a petrolio, spenta, e una sedia a dondolo. È la sera dello stesso giorno.


Robert Hand, in abito da sera, è seduto al pianoforte. Le candele sono spente, è accesa solo la lampada sul tavolo. Sui tasti bassi del piano, accenna le prime battute del canto di Wolfram, dall'ultimo atto del Tannhäuser, poi si interrompe e poggia un gomito sull'orlo della tastiera, assorto nei propri pensieri. Quindi si alza, prende una pompetta da dietro il pianoforte e, passo a passo, spruzza profumo per tutta la stanza. Aspira lentamente e ripone la pompetta dietro il piano. Va a sedersi al tavolo e lì, lisciandosi con cura i capelli, tira un sospiro. Infila le mani nelle tasche dei pantaloni, reclina la schiena, allunga le gambe e rimane in attesa. Si sente bussare alla porta. Si alza d'impeto.


ROBERT (esclama) Bertha!


Corre fuori dalla porta di destra. Giungono confuse voci di saluto. Dopo pochi istanti, Robert rientra seguìto da Richard Rowan, vestito come prima in tweed grigio, ma con un cappello di feltro scuro in una mano e un ombrello nell'altra.


ROBERT Tanto per cominciare, questi li mettiamo fuori. (Prende il cappello e l'ombrello, li lascia nell'ingresso e rientra, prendendo una sedia) Eccoci a noi. Sei fortunato a trovarmi qui. Ma perché non mi hai detto niente oggi? Alle solite, sei peggio di un demonio con le tue sorprese. Suppongo che le mie divagazioni sul passato abbiano ridestato i tuoi ardenti spiriti. Hai visto che artista sono diventato? (Indica le pareti) Il piano è una novità rispetto ai vecchi tempi. Stavo strimpellando Wagner quando sei arrivato. Per ammazzare il tempo. Come vedi, sono pronto alla battaglia. (Ride) E intanto facevo congetture su come procedessero le cose tra te e il vicerettore. (Con eccessiva preoccupazione) Ma vai con quel vestito? Per quanto, secondo me, neppure ci farà caso. Ma che ora si è fatta? (Tira fuori l'orologio) Da non crederci, già le otto e venti!

RICHARD Aspetti qualcuno?

ROBERT (ride nervosamente) Il solito sospettoso!

RICHARD Allora posso sedermi?

ROBERT Certo, certo. (Si siedono entrambi) Se non altro, per qualche minuto. Poi potremmo andare insieme. Siamo ancora in tempo. Aveva detto tra le otto e le nove, dico bene? Che ore saranno? (Fa per guardare di nuovo l'orologio ma si ferma) Ah già, le otto e venti.

RICHARD (in tono stanco e mesto) Anche il tuo appuntamento era per la stessa ora. Qui.

ROBERT Quale appuntamento?

RICHARD Con Bertha.

ROBERT (fissandolo con sgomento) Ma sei pazzo?

RICHARD E tu non lo sei?

ROBERT (dopo una lunga pausa) Chi te l'ha detto?

RICHARD Lei.


Un breve silenzio.


ROBERT (a voce bassa) Si, devo essere impazzito. (Concitato) Ascoltami, Richard. Per me è un vero sollievo che tu sia venuto qui, un sollievo enorme. Ti assicuro che per tutto il pomeriggio non ho fatto che pensare a un modo dignitoso per mandare tutto a monte. Che enorme sollievo! Avevo anche pensato di scrivere qualcosa... una lettera, poche righe. (Improvvisamente) Ma ormai era troppo tardi... (Si passa una mano sulla fronte) Voglio essere franco con te, voglio dirti tutto.

RICHARD So già tutto. Lo so da un pezzo, ormai.

ROBERT Da quando?

RICHARD Da quando la cosa è iniziata fra voi.

ROBERT (di nuovo concitato) Si, sono stato un pazzo. Ma si è trattato di una follia passeggera. È stato un errore chiederle di venire qui stasera, lo riconosco. Ma posso spiegarti tutto. Ed è quello che intendo fare. Credimi.

RICHARD Spiegami qual è la parola che desideravi tanto ma non osavi dirle. Ammesso che tu possa o voglia.

ROBERT (china la testa, poi la risolleva) Certo che voglio. Ammiro molto la personalità di tua... di... tua moglie. Questa è la parola. Ecco, l'ho detto. Non è un segreto.

RICHARD E allora perché volevi tenere segreto il tuo corteggiamento?

ROBERT Corteggiamento?

RICHARD I tuoi tentativi di seduzione, poco alla volta, giorno dopo giorno, gli sguardi, i sussurri. (Con un gesto nervoso delle mani) Il corteggiamento, «insomma».

ROBERT (sconcertato) Ma come fai a sapere tutte queste cose?

RICHARD Me le ha raccontate lei.

ROBERT Oggi pomeriggio?

RICHARD No, volta per volta, man mano che accadevano.

ROBERT Sapevi tutto? Da lei? (Richard annuisce) E ci hai sorvegliato per tutto questo tempo?

RICHARD (con estrema freddezza) Ho sorvegliato te.

ROBERT (con concitazione) Certo, era me che sorvegliavi. E non hai mai detto niente! Sarebbe bastata una tua parola a salvarmi da me stesso. Mi volevi mettere alla prova. (Si passa di nuovo la mano sulla fronte) Una prova terribile: anche adesso. (In tono disperato) Ma è tutto finito. È una lezione che non scorderò per il resto della vita. Ora mi odierai per quello che ho fatto e per...

RICHARD (con calma, guardandolo) Ho forse detto che ti odio?

ROBERT Non è così? Ma tu non puoi non odiarmi.

RICHARD Anche se Bertha non me lo avesse detto, io avrei saputo. Hai notato che appena arrivato oggi pomeriggio sono andato dritto nel mio studio, e sono rimasto lì per un po'?

ROBERT Si, mi ricordo.

RICHARD Per darti il tempo di ricomporti. I tuoi occhi mi riempivano di tristezza. E anche le rose. Non so perché. Un mucchio di rose sfiorite.

ROBERT Ho pensato che fosse giusto portarle. Che c'è di strano? (Guarda Richard con espressione straziata) Magari erano troppe? O troppo vecchie? Troppo banali?

RICHARD È per questo che non ti ho odiato. D'un tratto mi è presa una gran tristezza.

ROBERT (tra sé) Non posso credere che tutto questo sia reale, e che stia succedendo a noi due. (Tiene lo sguardo fisso davanti a sé per qualche istante, in silenzio, come inebetito; poi, senza voltarsi, prosegue) E pure lei, mi stava mettendo alla prova, ero l'oggetto di un esperimento che conduceva per amor tuo.

RICHARD Conosci le donne meglio di me. Diceva che provava compassione per te.

ROBERT (pesando le parole) Provava compassione perché non sono più... l'amante ideale. Sono come le mie rose. Vecchio e banale.

RICHARD Come tutti gli uomini, hai un cuore folle e capriccioso.

ROBERT (lentamente) E così ti sei deciso a parlare. Hai scelto il momento giusto.

RICHARD (si sporge in avanti) Non così, Robert. Non tra noi. Dopo tutti questi anni, un'intera vita di amicizia. Pensaci un attimo. Da quando eravamo bambini, ragazzi... No, no. Non in questo modo, coma ladri, di notte. (Si guarda intorno) E qui per giunta. No, Robert, non è da noi.

ROBERT Che lezione, Richard! È un tale sollievo per me che tu abbia deciso di parlare, e sapere che il pericolo è scampato. Già, proprio così. (Con una punta di diffidenza) Perché, se ci pensi bene, anche tu correvi qualche rischio. Non ti pare?

RICHARD Quale rischio?

ROBERT (con lo stesso tono di prima) Non saprei. Intendo, se non avessi parlato. Se fossi rimasto a guardare e aspettare fino...

RICHARD Fino?

ROBERT (prendendo coraggio) Fino a che mi fossi invaghito sempre di più — perché posso assicurarti che il mio è solo un capriccio passeggero —, sempre più profondamente, fino ad amarla. Chissà se allora mi avresti parlato come adesso. (Richard tace, Robert prosegue con maggiore audacia) Sarebbe stato diverso, non credi? Sarebbe stato troppo tardi, mentre ora non lo è. Cosa avrei potuto dire a quel punto? Nient'altro che: tu sei mio amico, il mio amico più caro, mi rincresce, ma io la amo. (Con impeto repentino) La amo e farò di tutto per portartela via, perché io la amo.

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